Altre quattro settimane di prezzi ridotti alla pompa, ma con una novità che non farà felici chi guida un’auto diesel. Il governo ha firmato il sesto intervento sulle accise dei carburanti dall’inizio della guerra in Iran, prorogando il taglio fino al 3 luglio 2026. La misura è già in Gazzetta Ufficiale, attraverso un decreto interministeriale firmato dal Ministero dell’Economia e dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. La novità sostanziale rispetto alle settimane precedenti riguarda il gasolio: lo sconto sulle accise è stato dimezzato, passando da 12,2 centesimi al litro a 6,1 centesimi (5 centesimi più IVA). Per la benzina verde, invece, lo sconto rimane invariato.
Perché il governo ha dimezzato lo sconto sul diesel

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La decisione non è arrivata a sorpresa. Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin aveva anticipato nei giorni scorsi che ogni scelta sarebbe dipesa dall’andamento reale dei prezzi alle stazioni di servizio. E i numeri, nelle ultime settimane, hanno effettivamente mostrato un calo: il gasolio ha perso 3 centesimi al litro rispetto alla settimana precedente, attestandosi a 1,980 euro al litro, mentre la benzina è scesa di 2 centesimi, raggiungendo 1,920 euro al litro.
Il Ministero dell’Economia ha poi atteso il dato definitivo sul gettito aggiuntivo IVA di maggio — generato dall’inflazione sui prodotti energetici e destinato per legge a finanziare il taglio delle accise — prima di chiudere il cerchio. La cifra disponibile per questo intervento è di 149,4 milioni di euro, che spalmati sui 27 giorni di proroga corrispondono a circa 5,5 milioni al giorno: ben lontano dai costi degli interventi iniziali, quando per mantenere uno sconto di 24,4 centesimi sia su benzina che diesel servivano centinaia di milioni per periodi più brevi.
Quanto costerà il pieno adesso: i numeri concreti
Dal 7 giugno, data di entrata in vigore della proroga, i prezzi alla pompa cambieranno in modo asimmetrico. Per la benzina verde il prezzo rimarrà sostanzialmente invariato, intorno a 1,920 euro al litro. Per il diesel, invece, bisogna aspettarsi una risalita oltre la soglia dei due euro: con il taglio dimezzato, il prezzo dovrebbe attestarsi intorno a 2,040 euro al litro.
In termini pratici, chi fa un pieno da 50 litri di gasolio spenderà circa 3 euro in più rispetto a quando lo sconto era più alto. Il Codacons ha calcolato che il minor sconto sul diesel costerà complessivamente agli automobilisti italiani 17,1 milioni di euro a settimana in maggiori spese di rifornimento. Un costo che pesa soprattutto sul mondo del trasporto merci e sui pendolari che percorrono molti chilometri quotidianamente.
Le reazioni: governo difende la scelta, consumatori protestano
Il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha difeso la scelta governativa sottolineando che «il prezzo dei carburanti è costantemente in discesa sotto i due euro» e assicurando che l’esecutivo proseguirà con una «politica di responsabilità e di cautela per ridurre, per quanto possibile, l’impatto sulle famiglie, sui lavoratori, sulle imprese e sull’inflazione generale».
Ben più critica la reazione delle associazioni dei consumatori. L’Unione Nazionale Consumatori ha definito la riduzione dello sconto sul diesel «una pessima idea» e un «autogol», avvertendo che in autostrada il gasolio «supererà nuovamente la soglia di 2,1 euro al litro» e sulle strade normali «salirà oltre i 2 euro». Critiche che si aggiungono a quelle già arrivate in precedenza dall’Unione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale, che avevano invitato l’Italia ad adottare soluzioni più mirate rispetto al meccanismo delle accise mobili.