mercoledì, Giugno 10

Omicidio Pierina Paganelli, Dassilva assolto e liberato nel cuore della notte – VIDEO

Nel cuore della notte tra il 9 e il 10 giugno 2026, la Corte d’Assise di Rimini ha pronunciato il verdetto che nessuno si aspettava dopo quasi due anni di detenzione preventiva: Louis Dassilva è assolto dall’accusa di aver ucciso Pierina Paganelli, la 78enne pensionata riminese trovata morta nel garage di via del Ciclamino il 4 ottobre 2023. La formula è quella più ampia possibile: «per non aver commesso il fatto». La Corte ha disposto l’immediata scarcerazione del 36enne senegalese. Un boato in aula, poi gli applausi. I familiari della vittima sono rimasti seduti in silenzio, impassibili. Dassilva è scoppiato in lacrime. L’omicidio di Pierina Paganelli torna di fatto senza un responsabile giudiziariamente accertato.

Sedici ore di camera di consiglio: il verdetto alle prime ore del mattino

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Il dispositivo è stato letto dalla giudice e presidente Fiorella Casadei davanti a un’aula piena dopo oltre 16 ore di camera di consiglio. Due le assoluzioni: per il capo principale dell’omicidio con la formula «per non aver commesso il fatto» — che significa che le prove non sono state ritenute sufficienti a superare il principio dell’oltre ogni ragionevole dubbio — e per il capo B relativo al porto abusivo del coltello con la formula «perché il fatto non sussiste», ovvero nessuna prova che l’imputato avesse con sé quell’arma.

La Procura di Rimini aveva chiesto per Dassilva la pena dell’ergastolo, con aggravanti di premeditazione, motivi futili e crudeltà. La richiesta è caduta nel vuoto. L’impianto indiziario — incentrato principalmente sui filmati di videosorveglianza, sulla presunta relazione con la nuora della vittima Manuela Bianchi e sulla cosiddetta «presunta confessione» intercettata in questura — non ha retto al vaglio dei giudici e della giuria popolare.

L’uscita dal carcere: lacrime e abbracci con la moglie Valeria

Poche ore dopo la sentenza, Dassilva ha varcato i cancelli del carcere I Casetti di Rimini portando a mano alcuni borsoni con i propri effetti personali. Fuori dalle cancellate, circondato da telecamere e flash, ha abbracciato la moglie Valeria Bartolucci, che non ha mai smesso di difenderlo durante i quasi due anni di detenzione. «Ha vinto la giustizia» ha detto Dassilva tra le lacrime. «È la rinascita della giustizia». La moglie ha aggiunto: «Non torneremo mai più in via del Ciclamino». «Ho acquistato molta fiducia nella giustizia», aveva dichiarato a caldo subito dopo il verdetto.

In aula, al momento della lettura del dispositivo, i familiari di Pierina Paganelli — i figli Chiara, Giuliano e Giacomo Saponi, la sorella e i nipoti — sono rimasti seduti in silenzio, impassibili. Una reazione che ha detto tutto senza una parola.

Perché il caso è crollato: dal DNA mancante alla telecamera controversa

Nel corso di nove mesi di dibattimento, apertosi il 15 settembre 2025 con Dassilva già detenuto, la Corte ha acquisito migliaia di atti. Tra i punti critici dell’impianto accusatorio emersi durante il processo: il DNA dell’imputato non è mai stato trovato sulla scena del crimine, l’arma del delitto non è mai stata rinvenuta e il movente indicato dalla Procura — la relazione con Manuela Bianchi — è stato ritenuto insufficiente dalla difesa.

Cruciale anche la questione della telecamera Cam3 della farmacia di via del Ciclamino, che per la Procura aveva ripreso l’assassino dopo il delitto ma che il perito del Tribunale aveva invece attribuito a un altro condomino. Le perizie sul DNA condotte dal professor Emiliano Giardina non avevano trovato nulla di riconducibile a Dassilva. Gli avvocati della difesa avevano contestato l’attendibilità di alcune testimonianze e valorizzato gli accertamenti tecnici ritenuti incompatibili con la ricostruzione accusatoria.

Il ruolo di Manuela Bianchi

Gran parte del processo si è giocata sulla credibilità di Manuela Bianchi, nuora della vittima e amante di Dassilva. Interrogata per tre giorni e indagata per favoreggiamento, aveva alla fine confessato tra le lacrime di aver incontrato Louis in garage prima di scoprire il corpo di Pierina, e aveva dichiarato che fu lui a dirle cosa fare e cosa dire alla polizia. La difesa aveva sempre contestato la sua versione come contraddittoria e poco affidabile. Il processo ha dato ragione a questa lettura. La posizione della Bianchi resta aperta: il suo procedimento per favoreggiamento è ancora in corso.

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