Si è conclusa in modo tragico la vicenda umana di Stefano Addeo, 65 anni, insegnante di Tedesco presso il liceo scientifico “Medi” di Cicciano, nella città metropolitana di Napoli. L’uomo è deceduto per un arresto cardiaco all’ospedale del Mare di Napoli, dove era ricoverato da circa un mese nel reparto di Terapia intensiva. La salma è stata restituita ai familiari dopo le comunicazioni al pm di turno della Procura di Napoli.

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Addeo era diventato suo malgrado un personaggio noto in tutta Italia nell’estate del 2025, quando un post sui social contro la premier Giorgia Meloni e la figlia lo aveva travolto in una gogna mediatica dalla quale non si era mai ripreso.
Il post, le scuse e la gogna mediatica
Il caso scoppiò nell’estate del 2025, pochi giorni dopo il femminicidio di Martina Carbonaro, la 14enne di Afragola uccisa dal fidanzato 19enne. In quel clima emotivo carico di dolore e rabbia, Addeo pubblicò su Facebook un post nel quale augurava la stessa sorte alla figlia della presidente del Consiglio. Un gesto che lui stesso definì nei giorni successivi «stupido, scritto d’impulso».
Le scuse arrivarono pubblicamente e senza riserve: «Chiedo scusa per il contenuto del post: non si augura mai la morte, soprattutto a una bambina. Mi rendo conto della gravità, ma in classe non ho mai fatto politica. I miei studenti mi vogliono bene. Odio ogni forma di violenza, amo gli animali, faccio volontariato. È stato un errore». Quelle scuse non bastarono a fermare la tempesta. La gogna sui social fu immediata e violenta, a cui seguì la sospensione dalla scuola. Una parabola discendente che segnò profondamente l’uomo.
Una storia di sofferenza che non ha trovato via d’uscita
Dopo il post e la sospensione, le condizioni psicologiche di Addeo si deteriorarono progressivamente. Già nell’estate del 2025 aveva compiuto un primo gesto estremo, poi lo scorso 10 maggio 2026 si era lanciato da una finestra. Soccorso immediatamente, era stato ricoverato cosciente e inizialmente non in pericolo di vita, ma le sue condizioni si erano aggravate nel corso delle settimane successive fino al trasferimento in Terapia intensiva. L’arresto cardiaco ne ha causato il decesso.