Alberto Stasi ha lasciato il carcere di Bollate. Dopo oltre dieci anni di detenzione per l’omicidio di Chiara Poggi, il 42enne sconterà il resto della condanna al di fuori dell’istituto penitenziario grazie all’affidamento in prova concesso dal Tribunale di Sorveglianza di Milano. L’uscita è avvenuta nella tarda mattinata, intorno alle 10.30-11.00.
L’uscita da un accesso secondario

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Per evitare i numerosi giornalisti presenti all’esterno dopo la diffusione della notizia, Stasi avrebbe lasciato il carcere da un accesso secondario, mantenendo il consueto basso profilo. A confermare il provvedimento è stato il suo legale, Antonio De Rensis, che insieme all’avvocata Giada Bocellari segue la difesa dell’ex studente della Bocconi.
Sullo stato d’animo del proprio assistito, però, il difensore ha scelto la linea della riservatezza, ricordando come Stasi sia una persona schiva e come ciò che prova appartenga alla sua sfera personale. Nessuna dichiarazione, dunque, ma il riserbo che da tempo caratterizza la sua posizione pubblica.
Che cosa significa l’affidamento in prova
Per Stasi si tratta di un passaggio decisivo nel percorso di esecuzione della pena. Condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio della fidanzata, avvenuto a Garlasco nel 2007, era detenuto a Bollate dal dicembre 2015. Con l’affidamento in prova potrà terminare la pena all’esterno del carcere, ma dovrà attenersi rigorosamente alle prescrizioni stabilite dalla magistratura di sorveglianza.
È bene chiarire che la misura non viene concessa in modo automatico. Oltre al requisito del residuo di pena inferiore ai quattro anni, vengono valutati il comportamento del detenuto e il suo percorso di reinserimento. Nel caso di Stasi hanno pesato positivamente la buona condotta mantenuta durante la detenzione, le relazioni favorevoli redatte dal carcere, l’attività lavorativa svolta all’esterno e il rispetto delle regole previste dal percorso trattamentale.