Anche Roberto Vannacci entra nel cosiddetto caso delle “ginocchiere”, e lo fa scegliendo una linea prudente, ma tutt’altro che di condanna. Interpellato durante un punto stampa all’assemblea costituente di Futuro Nazionale, il leader del nuovo partito ha commentato le parole pronunciate alla Camera dal deputato del Movimento 5 Stelle Francesco Silvestri nei confronti di Giorgia Meloni.
Le parole del generale

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Vannacci ha esordito rivendicando la propria esperienza personale: “Io sono una persona di mondo, ho vissuto in caserma, ci sono molte sfumature nelle parole”. Un’introduzione con cui ha preparato il terreno al suo giudizio sulla frase finita al centro della bufera.
Il riferimento è arrivato diretto: secondo il generale, l’osservazione di Silvestri sulle ginocchiere rivolta alla premier non sarebbe stata da lui percepita come una possibile offesa sessista, e lo stesso varrebbe per il termine “cortigiana”. Una posizione che ha però voluto subito relativizzare, sottolineando di non poter parlare a nome di una donna.
Il distinguo sulla sensibilità
Vannacci ha infatti ribadito il concetto con una precisazione: se avesse provato a mettersi nei panni di una donna, ha spiegato, quella frase non l’avrebbe interpretata come un’offesa sessista, così come l’espressione “cortigiana”. Ma ha aggiunto di non avere quella sensibilità, rinviando ogni valutazione alla diretta interessata.
“Andrebbe chiesto alla premier. Il mio parere conta quel che conta”, ha concluso il leader di Futuro Nazionale, con una formula che ha cercato di smarcarsi dal cuore della polemica pur senza schierarsi apertamente al fianco di Meloni. Un equilibrismo che, prevedibilmente, ha alimentato nuove discussioni.
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