lunedì, Giugno 15

Tragedia del bungee jumping in Brasile, tre arresti per omicidio: “Blackout mentale”

Svolta nelle indagini sulla tragedia che ha sconvolto il Brasile. Sono tre gli arrestati per la morte di Maria Eduarda Rodrigues de Freitas, la 21enne lanciata da un ponte per il bungee jumping senza che la corda di sicurezza fosse stata agganciata. Per loro l’accusa è di omicidio colposo. Davanti agli inquirenti, gli addetti si sono giustificati parlando di un improvviso “blackout mentale”.

Gli arresti e l’accusa

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Si tratta di tre uomini di 27, 32 e 42 anni, gli stessi ripresi nel video che avrebbe dovuto documentare l’esperienza adrenalinica e che ha invece immortalato i momenti della tragedia, avvenuta sabato scorso sul Ponte do Esqueleto a Limeira, nell’entroterra di San Paolo.

Altri tre membri dello staff, inizialmente fermati ma impegnati in una tenda vicina a distribuire braccialetti e imbracature, sono stati successivamente scarcerati, pur restando l’indagine aperta a loro carico.

La giustificazione: “Un vuoto di memoria”

Secondo quanto riferito da uno degli inquirenti al quotidiano Globo, due degli arrestati hanno ammesso di essere responsabili dell’allacciatura delle corde, sostenendo però di aver avuto un vuoto di memoria e di non ricordare dove e quando si sia verificato l’errore. Il terzo, incaricato di tenere le gambe della giovane, avrebbe dichiarato di essere stato chiamato solo per aiutare con il lancio.

L’inquirente ha sottolineato un dettaglio agghiacciante: secondo le procedure, avrebbero dovuto esserci due corde, ma nessuna delle due era stata agganciata. “In uno sport rischioso come questo, avrebbero dovuto controllare più volte”, ha aggiunto, evidenziando la gravità delle mancanze.

I dettagli emersi

Stando alla ricostruzione, Maria Eduarda aveva pagato circa 30 euro per il lancio e ulteriori 25 euro per farsi filmare con una telecamera a 360 gradi. La giovane aveva con sé un dispositivo al momento del salto, ma l’attrezzatura non è stata ritrovata dagli investigatori.

Un altro elemento al vaglio riguarda l’organizzazione dell’attività: secondo gli inquirenti, gli addetti farebbero parte di gruppi informali di praticanti e non di aziende ufficiali, e non sarebbero stati autorizzati a svolgere questo tipo di pratica. La difesa dei tre sostiene invece che tutti abbiano esperienza nel settore e che si tratti della prima vittima in anni di attività.

Il dramma ripreso in video

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