Dopo il ritrovamento di Alisya e Sarah, le due sorelle di 16 e 12 anni rintracciate a Formia dopo quindici giorni di ricerche, l’attenzione degli inquirenti si concentra ora sul ruolo della madre delle ragazze, Valentina D’Acunto, portata in caserma dai carabinieri subito dopo il blitz. Sulla sua condotta si addensano i sospetti di una sequenza di presunti depistaggi.
Le parole che ora pesano

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Solo poche ore prima del ritrovamento, attraverso il proprio legale Enrico Mastantuono, la donna aveva espresso un timore drammatico: che le figlie non fossero più vive. “È impossibile che, se fossero vive, non abbiano trovato il modo di tornare da me”, era il ragionamento riferito dall’avvocato. Parole che, alla luce di quanto emerso, appaiono oggi sotto una luce diversa.
Il legale aveva descritto un atteggiamento di “silenzio-verità“, sottolineando come la madre stesse seguendo le indagini passo dopo passo senza esporsi. Aveva inoltre annunciato la consegna agli inquirenti di un nuovo audio, in cui un’operatrice della casa famiglia avrebbe interrotto bruscamente una telefonata tra Sarah e la madre.
Versioni contraddittorie
Sono proprio le ricostruzioni rivelatesi fuorvianti a finire al centro delle verifiche. La donna, secondo quanto ricostruito, si trovava a Minturno insieme al compagno, originario di Torre del Greco, lo stesso che il 17 maggio l’aveva accompagnata in quella che risulta l’ultima visita alle figlie. Un dato ha colpito gli investigatori: la madre non si sarebbe mai recata a Civitella Alfedena per cercare le ragazze dopo la loro scomparsa.
La testimonianza decisiva del fidanzato
A risultare determinante per il ritrovamento sarebbe stata l’ultima audizione di Youssef, il diciottenne fidanzato di Alisya, ascoltato per oltre sei ore nella caserma di Villetta Barrea. Il giovane è stato sentito come persona informata sui fatti dal procuratore di Sulmona Luciano D’Angelo, affiancato dal sostituto Edoardo Mariotti, con la presenza del comandante della Compagnia Giuseppe Testa.
Le domande si sono concentrate sui rapporti con Alisya, sugli ultimi contatti e soprattutto sulle dinamiche familiari. Youssef ha ribadito la propria versione: le ragazze sarebbero state prelevate da alcuni familiari e condotte in una località a lui sconosciuta. “È inutile che cercate qui, non ci sono”, aveva detto agli inquirenti, riferendo anche la sensazione che Alisya volesse comunicargli qualcosa di importante senza riuscirci.
La lettera e il messaggio
Nel corso delle dichiarazioni, il giovane ha fatto riferimento a una lettera attribuita alla madre, contenente una frase dal tono fortemente evocativo: “vi vengo a prendere anche di notte“. Secondo il suo racconto, la missiva sarebbe stata successivamente distrutta. Dopo la scomparsa delle ragazze, inoltre, la famiglia avrebbe interrotto ogni contatto telefonico con lui.
Sullo sfondo resta una situazione familiare complessa. A fine maggio, il Tribunale di Cassino aveva sospeso la responsabilità genitoriale della madre nei confronti delle figlie, mentre il padre era stato riabilitato sul piano della capacità genitoriale. Era previsto un percorso giudiziario che, nell’arco di circa due anni, avrebbe potuto riportare stabilmente le ragazze a vivere con il padre. È in questo contesto che gli inquirenti stanno ora cercando di chiarire ogni responsabilità penale legata al loro allontanamento.