lunedì, Giugno 22

Patrimoniale, Landini rilancia: «26 miliardi dai più ricchi». Scontro nel campo largo e attacchi dal centrodestra

Torna al centro del dibattito politico il tema della patrimoniale, la tassa sui grandi patrimoni. A rilanciarla è il segretario della Cgil Maurizio Landini, intervenuto a un’iniziativa pubblica dove ha difeso con decisione la proposta di un contributo di solidarietà a carico dei contribuenti più facoltosi. Una posizione che ha subito acceso lo scontro, sia all’interno del cosiddetto campo largo sia con il centrodestra.

La proposta di Landini

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Il leader sindacale ha illustrato i numeri della sua idea: un contributo dell’1,2% che riguarderebbe circa 500mila persone su 60 milioni di italiani, dal quale si potrebbero ricavare fino a 26 miliardi di euro da destinare a scuola, sanità e politiche industriali. Una misura che, nella sua visione, risponderebbe al principio costituzionale secondo cui chi più ha più deve contribuire.

Landini ha respinto con forza l’obiezione più ricorrente, quella della fuga dei capitali all’estero. Secondo il sindacalista, chi è realmente radicato nel Paese non se ne andrebbe per un prelievo dell’1,2%, e ha rivendicato il ruolo del sistema pubblico nel garantire a tutti, anche ai più ricchi, servizi come sanità e istruzione. Ha inoltre collegato l’elevato astensionismo elettorale al senso di disuguaglianza percepito da una parte della popolazione.

Il nodo nel campo largo

La proposta, però, è tutt’altro che condivisa all’interno dell’area progressista. Secondo diverse ricostruzioni, sia la segretaria del Pd Elly Schlein sia il leader del M5S Giuseppe Conte avrebbero mostrato cautela o freddezza verso l’ipotesi di un’imposta patrimoniale, pur in un contesto in cui il tema resta popolare in una parte della sinistra. Un segnale di come, su questo terreno, la possibile coalizione fatichi ancora a trovare una linea comune.

Il quadro internazionale

Sul piano comparato, la patrimoniale ha storie molto diverse a seconda dei Paesi. Tra quelli che la applicano figurano la Svizzera, a livello cantonale e comunale sul patrimonio netto delle persone fisiche, la Norvegia oltre determinate soglie, oltre a Spagna e Colombia. Diversi Stati l’hanno invece abolita nel corso degli anni, tra cui Francia, Paesi Bassi, Belgio, Germania, Austria e i Paesi scandinavi. Un dato che alimenta le posizioni contrapposte: per i sostenitori resta uno strumento di equità, per i critici un’imposta dagli esiti incerti.

La reazione del centrodestra

Durissima la replica della maggioranza di governo. Il deputato di Forza Italia Francesco Battistoni ha attaccato frontalmente il leader della Cgil, accusandolo di dettare l’agenda alla sinistra e di aver dato di fatto il via libera definitivo alla patrimoniale, incurante del rischio di fuga dei capitali e dell’impatto sul ceto medio.

Secondo l’esponente azzurro, una coalizione divisa su molti temi, dalla politica estera a quella ambientale, finirebbe per ritrovarsi unita soltanto sull’obiettivo di aumentare le tasse. Un’accusa che la sinistra respinge, rivendicando invece la necessità di una riforma fiscale più equa.

Il dibattito sulla patrimoniale, dunque, resta apertissimo e divide tanto gli schieramenti quanto gli esperti. Da un lato chi la considera una leva per ridurre le disuguaglianze e finanziare i servizi pubblici, dall’altro chi teme effetti controproducenti sull’economia e sulla classe media. Una discussione che, con l’avvicinarsi delle prossime scadenze politiche, è destinata a tenere banco a lungo.

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