venerdì, Luglio 24

Morte di Fakir, i primi riscontri dell’autopsia: 90 giorni per la relazione definitiva

Sono arrivati i primi riscontri dell’autopsia eseguita sul corpo di Abderrahim Fakir, il 42enne morto domenica a Bologna dopo un intervento delle forze dell’ordine e dei soccorritori. L’esame medico-legale, disposto dalla Procura e svolto all’ospedale Sant’Orsola, sembrerebbe confermare alcuni elementi già emersi dagli accertamenti preliminari.

Si tratta però di indicazioni ancora parziali: solo il completamento delle verifiche potrà stabilire con precisione il meccanismo che ha portato al decesso e il peso delle diverse possibili cause.

I primi riscontri

Secondo quanto trapelato, l’esame avrebbe evidenziato un quadro compatibile con quello già indicato dalla Tac preliminare effettuata nei giorni scorsi. Le prime valutazioni medico-legali starebbero orientando gli specialisti verso una specifica ipotesi sul meccanismo del decesso.

Resta però un’ipotesi tutta da verificare. Gli accertamenti in corso dovranno chiarire se l’elemento emerso rappresenti la causa diretta della morte oppure una concausa, insieme ad altri fattori che potrebbero aver contribuito.

La partecipazione dei consulenti

All’autopsia hanno preso parte anche i consulenti nominati dalle parti coinvolte. Per i familiari della vittima era presente un medico-legale incaricato dal loro legale, mentre un secondo consulente ha assistito all’esame per conto del difensore dei due poliziotti e dei quattro operatori sanitari intervenuti.

Una presenza che garantisce il contraddittorio tecnico su un accertamento irripetibile, e che è prevista proprio per assicurare a tutte le parti la possibilità di partecipare alle verifiche.

Le altre verifiche disposte

Oltre all’esame autoptico, i magistrati hanno disposto ulteriori accertamenti attraverso esami istologici e tossicologici. I consulenti dovranno inoltre valutare la correttezza delle manovre di rianimazione eseguite dal personale sanitario.

Un ulteriore filone riguarda le immagini registrate durante l’intervento: oltre alle riprese effettuate da alcuni residenti, gli investigatori stanno analizzando anche il materiale acquisito dalle dotazioni in uso agli operatori, che documenta le fasi iniziali dell’immobilizzazione.

Le parole della difesa degli agenti

«L’autopsia dovrà chiarire le cause della morte e tutto ciò che è avvenuto durante l’intervento», ha dichiarato il difensore dei due poliziotti, sottolineando che l’indagine dovrà prendere in esame non solo l’operato di agenti e sanitari, ma anche le condizioni cliniche dell’uomo prima dell’intervento.

Il legale ha ricordato che i due agenti, «molto giovani», stanno vivendo la vicenda con forte coinvolgimento umano, e ha ribadito che dalle registrazioni delle comunicazioni di servizio dovrebbe emergere che l’intervento dell’automedica sarebbe stato richiesto per due volte durante le operazioni di soccorso.

I tempi dell’inchiesta

I periti avranno ora fino a 90 giorni di tempo per depositare la relazione definitiva. Sarà quel documento a fornire il quadro tecnico completo sul quale la Procura potrà basare le proprie valutazioni.

L’inchiesta prosegue nell’ambito di un fascicolo per omicidio colposo. I due poliziotti e i quattro operatori sanitari risultano al momento iscritti nel registro previsto per gli accertamenti preliminari: una posizione che consente lo svolgimento delle indagini garantendo loro il diritto di partecipare agli accertamenti tecnici, senza implicare alcuna affermazione di responsabilità.