Alta tensione a Tirana, dove migliaia di manifestanti sono tornati a protestare davanti alla sede del Parlamento albanese in occasione dell’ultima seduta plenaria prima della pausa estiva. La manifestazione si è svolta sotto un imponente dispositivo di sicurezza, con agenti schierati e barriere metalliche predisposte per impedire l’accesso all’edificio.
Durante la protesta alcuni dimostranti sono riusciti a lanciare uova e pomodori contro le auto di alcuni deputati, mentre le forze dell’ordine hanno mantenuto il cordone di sicurezza per evitare che la situazione degenerasse ulteriormente.
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Le richieste dei manifestanti
La mobilitazione, arrivata al 54° giorno consecutivo, si è progressivamente trasformata in una protesta contro il governo guidato dal primo ministro Edi Rama. I partecipanti chiedono le dimissioni del premier e dell’esecutivo, sostenendo di non sentirsi più rappresentati dall’attuale classe politica.
Tra le principali richieste figurano inoltre la formazione di un governo tecnico di transizione, una riforma del sistema elettorale e la revisione delle norme che regolano gli investimenti strategici nel Paese.
In #Albania, il popolo, sta regalando uova ai politici come segno di gratitudine.
Questa notizia, però, non deve piacere molto ai tg Rai telemeloniani, visto che non se ne trova traccia…🤣🤣🤣
La Rai, con il governo #Meloni 🤡, è solo una tassa in più da pagare.#telemeloni 📢 pic.twitter.com/r5cupNnPAd— saverio giangregorio (@saveriolakadima) July 25, 2026
Le origini della protesta
Le manifestazioni hanno avuto origine alla fine di maggio, quando un progetto di sviluppo turistico nell’area di Zvernec ha provocato forti contestazioni. La tensione è aumentata dopo che un manifestante contrario all’investimento è stato allontanato con la forza dagli addetti alla sicurezza privata durante un presidio.
Da quel momento la protesta si è estesa ben oltre il progetto iniziale, assumendo una dimensione nazionale e coinvolgendo temi come la trasparenza amministrativa, la tutela del territorio e la lotta alla corruzione.
Nel mirino anche le nuove norme sul territorio
I manifestanti contestano anche il cosiddetto “Pacchetto delle montagne” e le modifiche legislative che riguardano le aree protette e il patrimonio culturale. Secondo i promotori della protesta, queste norme favorirebbero grandi operazioni immobiliari e turistiche a discapito della tutela ambientale.
Per questo motivo il movimento chiede l’abrogazione delle nuove disposizioni e una revisione delle politiche sugli investimenti considerati strategici dal governo.
Il clima politico resta teso
Le proteste continuano a rappresentare uno dei principali temi del dibattito politico in Albania. Al momento non risultano segnali di un’imminente soluzione della crisi e resta da capire se il governo guidato da Edi Rama aprirà un confronto con i manifestanti o confermerà la linea seguita finora.
Con l’avvio della pausa estiva dei lavori parlamentari, l’attenzione resta alta sull’evoluzione della mobilitazione e sulle possibili ripercussioni politiche nelle prossime settimane.