mercoledì, Luglio 29

Beppe Grillo torna e attacca il M5S di Conte: “Vi siete montati la testa”

Dopo una lunga assenza dalla scena pubblica, Beppe Grillo torna a farsi sentire. E lo fa nel modo che gli è più congeniale: con una zampata durissima contro il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte. Dal suo blog, il fondatore e “Elevato” del M5S firma una riflessione al vetriolo il cui titolo è già un programma: “Si sono montati la testa senza leggere le istruzioni”. Un affondo che fotografa, secondo l’ex comico genovese, la parabola discendente di un movimento nato per rivoluzionare la politica e finito, a suo dire, a difendere le posizioni acquisite.

“Era nato per cambiare la politica, ma poi la politica ha cambiato il movimento”, scrive Grillo. “Doveva ascoltare i cittadini e ha cominciato ad ascoltare i sondaggi. Doveva occuparsi del futuro e ha finito per occuparsi delle poltrone”. Parole che pesano come macigni, soprattutto perché arrivano da chi quel movimento lo ha creato dal nulla, cavalcando il “vaffa” delle origini.

“Le promesse diventate slogan da convegno”

Nel mirino di Grillo c’è soprattutto la leadership pentastellata, più che il popolo del Movimento. “Era nato da un sentimento popolare che continua a esistere, anche se chi avrebbe dovuto rappresentarlo ha smesso di ascoltarlo”, prosegue il fondatore. Poi la lista, impietosa, delle promesse tradite: “Le domande sono rimaste, le risposte sono scomparse. Noi avevamo provato a darne alcune: distribuire il reddito, cambiare la classe dirigente, coinvolgere i cittadini nelle decisioni. Le avevamo chiamate reddito di cittadinanza, limite dei due mandati, restituzioni, democrazia diretta e transizione ecologica”.

E che fine hanno fatto quelle bandiere? La risposta di Grillo è una sentenza: “Sono diventate slogan da pronunciare nei convegni e dimenticate dopo il buffet”.

Lavoro, sanità, dati: i dossier che secondo Grillo il M5S ignora

Ma la riflessione dell’ex comico non si ferma alla resa dei conti interna. Grillo rilancia i grandi temi che, a suo avviso, la politica, e il M5S per primo, avrebbe abbandonato. Sul lavoro: “Se una parte delle attività sarà svolta da intelligenze artificiali e robot, chi riceverà la ricchezza prodotta? Persino alcuni protagonisti della rivoluzione tecnologica parlano di reddito universale. Bene! Che comincino a finanziarlo coloro che guadagnano dall’automazione”. Sulla sanità: “L’intelligenza artificiale cambierà la diagnostica e l’assistenza. Dobbiamo domandarci chi controllerà questi strumenti e dove finiranno i dati sanitari”.

E poi l’affondo sul capitalismo della sorveglianza: “Siamo osservati e classificati da società private che conoscono i nostri comportamenti meglio dei nostri familiari. Quei dati sono nostri, dovremmo poterli controllare. Mentre lo Stato spesso non riesce a dirci quando passerà l’autobus”. Fino alla democrazia diretta, antica ossessione grillina: la delega ai rappresentanti, scrive, non può diventare “una cambiale in bianco per cinque anni”.

Il gelo con Conte e la guerra a sinistra

Il messaggio politico, tra le righe, è chiarissimo. Secondo la lettura del Secolo d’Italia, che rilancia la riflessione del garante, Conte sarebbe troppo impegnato a “fare le scarpe” a Elly Schlein nella corsa alla leadership del campo largo e a “comiziare” contro la premier Meloni, mentre i grandi dossier restano senza risposta. Un’accusa che riapre la ferita mai rimarginata tra il fondatore e l’ex premier, dopo la rottura consumata negli anni scorsi che ha lasciato Grillo “senza casa” politica.

Resta ora da capire se dal quartier generale pentastellato arriverà una replica o se, come spesso accaduto negli ultimi tempi, calerà il silenzio sulle uscite dell’Elevato. Una cosa è certa: a pochi anni dalla stagione trionfale del 33%, il duello a distanza tra Grillo e Conte racconta meglio di qualsiasi analisi la metamorfosi di un movimento che voleva “aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno”. E che oggi, parola del suo stesso fondatore, rischia di esserne rimasto intrappolato.