venerdì, Luglio 31

La malattia di Franco Baresi: cos’è la nodulazione polmonare, i sintomi e le cure

Franco Baresi se n’è andato oggi, a 66 anni. Il leggendario ex capitano del Milan e della Nazionale italiana degli anni Ottanta e Novanta ha lottato per oltre un anno contro una nodulazione polmonare, una condizione resa nota nell’agosto del 2025 attraverso i canali ufficiali del club rossonero.

In quel comunicato, il Milan spiegava che a seguito di accertamenti di routine al vicepresidente onorario era stata riscontrata la presenza di una nodulazione polmonare, per la quale si era deciso di procedere con l’asportazione mediante intervento chirurgico con tecnica mini-invasiva. L’operazione era andata bene e il decorso post-operatorio si era svolto senza complicazioni. Successivamente, la valutazione dello specialista oncologo aveva portato all’indicazione di una terapia di consolidamento a base di immunoterapico.

“Viva la vita”

La risposta di Baresi era arrivata a stretto giro, con il tono misurato che lo aveva sempre contraddistinto: «Cari tifosi, voglio comunicarvi che mi ci vorrà un po’ di tempo per rimettermi in forma. Grazie al Milan e a tutti voi per il sostegno e il supporto. Con affetto, un abbraccio».

A inizio novembre era tornato a farsi sentire sui social con due parole soltanto, diventate in queste ore il modo in cui in tanti lo stanno ricordando: «Viva la vita». Tra fine novembre e inizio dicembre erano arrivate anche le prime ricomparse in pubblico, prima a Casa Milan e poi a San Siro, per un abbraccio con il popolo rossonero.

La fiaccola olimpica a San Siro

Il momento più intenso di quei mesi è però arrivato a febbraio, quando Baresi ha svolto il ruolo di tedoforo per le Olimpiadi Milano-Cortina 2026, portando la fiaccola all’interno dello stadio di San Siro al fianco dell’ex capitano dell’Inter Beppe Bergomi.

Il suo commento fu netto: «Portare la fiaccola l’emozione più grande della mia vita sportiva, mi tremavano le gambe». E sulla malattia, in quell’occasione, aveva usato parole che sembravano lasciare spazio all’ottimismo: «Come sto? Il peggio è passato, essere un atleta mi ha aiutato a lottare, e il mio corpo mi ha permesso di resistere. Il calore della gente mi è arrivato addosso fortissimo».

Solo ieri, peraltro, il nuovo tecnico rossonero Ruben Amorim aveva raccontato di aver scambiato alcuni messaggi con lui, nel percorso di conoscenza della storia del club.

Cos’è un nodulo polmonare

Ma di cosa si parla esattamente? Secondo quanto riporta la Fondazione Veronesi, un nodulo polmonare è un’area di maggiore densità all’interno del polmone, che si presenta come un’opacità isolata negli esami radiologici quali la radiografia o la Tac.

Quando la formazione è una sola si parla di nodulo polmonare solitario. In linea generale, i noduli di dimensioni molto ridotte tendono a essere benigni. Quando invece la lesione supera i 3 centimetri di diametro viene definita massa polmonare, e cresce la probabilità che sia di natura maligna.

Controlli, Tac e percorsi terapeutici

Se il nodulo è inferiore ai 6 millimetri e non sono presenti fattori di rischio come fumo, età avanzata o familiarità per tumore al polmone, di norma non sono necessari ulteriori accertamenti.

In presenza di uno o più di questi fattori, oppure se il nodulo mostra caratteristiche sospette alla radiografia, gli specialisti indicano generalmente una Tac di controllo dopo 12 mesi. Quando le dimensioni sono maggiori si procede con una Tac di follow-up per verificarne la stabilità nel tempo.

Se gli aspetti radiologici lasciano sospettare un’origine maligna si può ricorrere a una Pet-Tac. Nel caso in cui il sospetto venga confermato, si passa alla biopsia o direttamente all’asportazione chirurgica. Le terapie possono comprendere chemioterapia, radioterapia o immunoterapia, a seconda della tipologia di tumore e dello stadio in cui viene individuato.

Il problema dei sintomi assenti

Uno degli aspetti più delicati riguarda proprio la sintomatologia. La nodulazione polmonare è infatti generalmente asintomatica, e questo rappresenta un rischio concreto perché può condurre a diagnosi tardive.

In alcuni casi, tuttavia, la lesione all’origine del nodulo può manifestarsi con segnali come tosse, difficoltà respiratorie, infezioni dell’apparato respiratorio e, più raramente, emottisi, ovvero l’emissione di sangue durante l’espettorazione.

Proprio per questo motivo gli accertamenti di routine assumono un ruolo centrale: nel caso di Baresi, come ricordato dal comunicato del club, fu proprio un controllo periodico a portare alla scoperta della lesione.