Un nuovo sondaggio politico condotto dall’istituto Izi analizza l’impatto di un ipotetico ritorno in politica di Alessandro Di Battista con il suo movimento Schierarsi in vista delle elezioni politiche del 2027. Il consenso dell’ex parlamentare risulta trasversale: riuscirebbe a prendere voti in generale da tutti gli schieramenti politici.
L’ipotesi candidatura di Di Battista

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Di Battista non ha ancora ufficializzato un suo ritorno alla politica attiva, ma l’ipotesi di vederlo correre alle elezioni politiche del 2027 alla guida del suo progetto Schierarsi accende già i riflettori degli analisti.
Il sondaggio, condotto dall’istituto Izi per il quotidiano Domani e successivamente rilanciato da Bidimedia, analizza le potenziali conseguenze di questo scenario, evidenziando come una sua discesa in campo andrebbe a modificare in modo significativo gli equilibri interni all’opposizione e, in particolare, al campo largo.
Nonostante l’ex deputato pentastellato sia lontano dai giochi istituzionali dal 2021 — anno della rottura polemica con il Movimento 5 Stelle in seguito alla decisione del partito di sostenere il governo Draghi —, la sua popolarità e il suo seguito restano rilevanti. I dati indicano che oltre un italiano su tre (il 34,1%) è a conoscenza della sua volontà di rientrare nell’arena elettorale.
Tradotta in consensi reali, la forza di una sua eventuale lista si attesterebbe oggi attorno all’1,3% dei voti validi, ma con un bacino potenziale che potrebbe spingersi fino al 3,5%. A confermare il riscontro personale c’è anche la classifica dei leader politici più popolari, dove Di Battista figura al penultimo posto con un indice di fiducia pari al 23%.
Da dove prenderebbe voti Di Battista
Ciò che emerge con maggiore chiarezza dal sondaggio riguarda il profilo dei suoi sostenitori e l’origine dei voti che l’ex parlamentare riuscirebbe a intercettare.
Qualora scegliesse di non candidarsi, la fetta principale delle sue preferenze finirebbe per alimentare i partiti del centrosinistra: ben il 34,3% del suo elettorato potenziale sceglierebbe infatti il M5s di Giuseppe Conte, mentre un ulteriore 9% convergerebbe verso il Partito Democratico e un 4% andrebbe ad Alleanza Verdi e Sinistra.
Non mancano poi quote minoritarie orientate verso altre forze d’opposizione o centriste, come Italia Viva (2,1%), Più Europa (2%) e Noi Moderati (1,3%).
L’impatto anche sul centrodestra
Al tempo stesso, la proposta politica di Di Battista finirebbe per drenare risorse anche dal centrodestra e dal fronte dell’astensione. Tra chi oggi si dichiara propenso a votare Schierarsi, l’8,1% sceglierebbe in alternativa Fratelli d’Italia, il 5,2% la Lega e il 4,1% Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, oltre a un 2,1% destinato a Forza Italia.
Infine, l’assenza di Di Battista sulla scheda spingerebbe un consistente 17,6% di elettori nel bacino degli indecisi e l’8,9% verso il non voto.
In definitiva, l’eventuale ritorno in pista dell’ex volto pentastellato finirebbe per danneggiare soprattutto il Movimento 5 Stelle e la coalizione progressista, privandoli di preziosi punti percentuali in vista della sfida elettorale del 2027.