Una famiglia travolta dalla malattia, dalle difficoltà economiche e dalla sensazione di non riuscire più a trovare una via d’uscita. È quanto emerge dalla ricostruzione della vicenda di Valentina Pambianco, 42 anni, Luca Abbasciano, 43, e della loro figlia Bianca, una bambina di 5 anni affetta da una grave disabilità, trovati senza vita nella loro abitazione nel quartiere Pietralata, a Roma.
A ricostruire parte delle difficoltà vissute dalla coppia sono anche alcune lettere lasciate dai genitori all’interno dell’abitazione, nelle quali avrebbero spiegato le ragioni alla base di quanto accaduto.
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La condizione di Bianca e una quotidianità sempre più complessa

La bambina era nata con una grave forma di paralisi cerebrale, associata a ritardi motori e cognitivi ed epilessia. Non riusciva a parlare né a camminare autonomamente e necessitava di assistenza continua, anche per alcune funzioni essenziali.
Bianca era il centro della vita dei suoi genitori. Valentina aveva lasciato il lavoro per occuparsi di lei a tempo pieno, mentre la famiglia cercava di affrontare le difficoltà quotidiane e di individuare trattamenti che potessero migliorare le condizioni della piccola.
Secondo le persone vicine alla coppia, con il passare del tempo la situazione avrebbe pesato in misura crescente sul loro equilibrio. Alle difficoltà legate all’assistenza si sarebbero sommati problemi economici, la solitudine e la fatica di sostenere una condizione familiare diventata estremamente complessa.
I viaggi in Messico e i costi delle terapie
Nel tentativo di trovare una soluzione, i genitori avevano cercato anche terapie alternative proposte all’estero. In particolare si erano rivolti a un centro in Messico che proponeva un trattamento basato sull’utilizzo di campi elettromagnetici a bassa frequenza, presentato come possibile terapia per alcune patologie neurologiche.
La coppia avrebbe affrontato tre viaggi a Monterrey. Secondo una persona vicina alla famiglia, ogni ciclo di trattamento poteva costare tra i 70 e gli 80mila euro, a cui andavano aggiunte le spese per il viaggio e la permanenza, per un totale complessivo indicato in una cifra vicina ai 300mila euro.
Dai risparmi alla vendita delle proprietà
Per sostenere quelle spese, i genitori avrebbero utilizzato inizialmente i propri risparmi. In un secondo momento avrebbero ricevuto l’aiuto di alcuni familiari e, infine, sarebbero arrivati a vendere alcune proprietà.
Durante i soggiorni all’estero avrebbero notato quelli che ritenevano miglioramenti nelle condizioni della bambina. Ma una volta rientrati a Roma la situazione sarebbe nuovamente peggiorata, in un ciclo che si è ripetuto più volte.
Cosa raccontano le lettere
Le lettere ritrovate nell’abitazione descrivono una famiglia che si sarebbe sentita senza più risorse economiche e psicologiche per continuare a sostenere le cure della figlia.
Un elemento che restituisce la dimensione di un esaurimento non soltanto materiale, ma anche interiore, maturato nel corso di anni di assistenza continuativa senza soluzione di continuità.
Il tema che la vicenda riporta al centro
Al di là della singola vicenda, quanto accaduto riporta l’attenzione sull’enorme difficoltà affrontata quotidianamente dalle famiglie che assistono persone con disabilità gravi.
Situazioni in cui, oltre al sostegno strettamente sanitario, può risultare determinante la presenza di una rete economica, sociale e psicologica capace di non lasciare sole le persone coinvolte. È questo l’interrogativo che la vicenda di Pietralata consegna a chi si occupa di politiche di assistenza e di sostegno ai caregiver familiari.
Se stai attraversando un momento di difficoltà o hai bisogno di parlare con qualcuno, puoi contattare Telefono Amico Italia al numero 02 2327 2327 o il Servizio per la prevenzione del suicidio al numero verde 800 334 343. Il supporto è gratuito e disponibile tutti i giorni.