La Rai non teme la diaspora degli inviati di Report. È questa, in sintesi, la posizione che filtra da Viale Mazzini nel pieno del braccio di ferro con la redazione della trasmissione, dopo l’ultimatum lanciato nei giorni scorsi dai giornalisti del programma.
Il ragionamento dell’azienda ruota attorno a una cifra precisa: una trasmissione che costa 3,9 milioni di euro solo per i contratti della squadra esterna — comprensivi delle spese per le inchieste — difficilmente potrebbe approdare su altre reti. Questo nonostante Sigfrido Ranucci abbia dichiarato che ci sarebbero diversi imprenditori pronti a finanziarlo.
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«Voi siete Report in quanto gruppo che lavora in Rai»

Ma i costi della squadra esterna sarebbero solo una parte del quadro. Come riportato da La Verità, all’importo andrebbero aggiunti quelli dei giornalisti interni, le spese legali e le relazioni istituzionali.
Il messaggio rivolto alla redazione sarebbe stato chiaro: «Voi siete Report in quanto gruppo che lavora in Rai, perché fuori da qui queste inchieste non le potreste fare». E ancora: oltre alla squadra visibile, ci sarebbe un intero pezzo di azienda che lavora per la trasmissione.
Il caso del servizio di Giulia Presutti
Nel frattempo si è aperto un altro fronte, questa volta relativo alla co-conduttrice Giulia Presutti. L’accusa riguarda un servizio andato in onda durante Agorà e dedicato alla strage di Cutro.
La Guardia di Finanza aveva smentito la paternità del documento mostrato, a causa di un logo risalente ad anni precedenti. Ma secondo quanto spiega oggi Giacomo Amadori, la giornalista sarebbe ancora in possesso dell’appunto ricevuto via mail dall’ufficio stampa delle Fiamme gialle.
Un grafico lo avrebbe poi “abbellito” con il logo della Gdf senza autorizzazione del Comando generale. Si sarebbe trattato, in sostanza, di un errore del tutto veniale.
L’aggressione a Lavitola in carcere
I giornali si occupano anche della presunta aggressione subita da Valter Lavitola in carcere, che secondo questa ricostruzione si sarebbe risolta in un paio di schiaffi, per motivi ancora da chiarire.
Nell’interrogatorio di garanzia del 12 agosto davanti alla gip Iole Moricca, l’imprenditore ha ricostruito anche la vicenda del sondaggio su Ranucci: «Inizio a parlare del sondaggio fatto fuori dall’Italia il 26 dicembre e non prima, perché il 23 dicembre avevo avuto una cena con leader internazionali e in quella sede mi fu mostrato il sondaggio».
La tesi ripetuta davanti ai magistrati
Secondo la ricostruzione fornita da Lavitola, «l’internazionale progressista» avrebbe deciso di puntare sul conduttore anche per i servizi di Report relativi al finanziamento delle fondazioni americane conservatrici ai partiti di destra europei.
In un’ipotetica «stanza dei bottoni estera», sostiene, si sarebbe concluso che quella del giornalista potesse essere la figura giusta per arginare la marea populista. Una tesi che ha ribadito davanti ai magistrati, definendo quella di Ranucci l’unica televisione al mondo ad aver reso pubblici documenti riservati su quei finanziamenti.
La replica di Giorgio Mottola
A rispondere è stato Giorgio Mottola, autore del servizio del 25 ottobre 2025 intitolato “Piccoli Trump crescono”, in cui la trasmissione aveva mostrato dati e registri contabili di alcune tra le più importanti fondazioni conservatrici americane: dall’Heritage Foundation all’Alliance Defending Freedom, dall’Heartland Institute agli Americans for National Renewal.
La sua posizione è netta: «Non ho mai conosciuto, incontrato o interloquito con Lavitola», che dice di non aver mai considerato attendibile o degno di attenzione giornalistica. Quanto ai documenti mandati in onda, ha precisato che sono tratti dai bilanci delle fondazioni pubblicati sull’Irs, l’agenzia delle entrate americana, e dal database europeo delle lobby registrate.
Restano dunque aperti contemporaneamente diversi fronti: quello economico e contrattuale con l’azienda, quello relativo alla nuova conduzione e quello giudiziario. Con il futuro della trasmissione ancora tutto da definire.