Un faccia a faccia destinato a far discutere. Al forum Teha di Cernobbio si sono confrontati l’ex presidente del Consiglio Mario Monti e il leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, in un dialogo che ha messo al centro due visioni radicalmente opposte.
Sul tavolo i principali nodi della politica italiana ed europea: dall’integrazione europea all’identità nazionale, passando per demografia, difesa comune e declino industriale.
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Le accuse di Mario Monti
Il passaggio più duro è arrivato dall’ex premier, che ha rivolto al suo interlocutore una critica esplicita: «Non vedo in lei la ricostituzione del Partito fascista ma un aspetto del fascismo, il più insidioso, è già in atto».
Secondo Monti, il problema risiederebbe nel piano della comunicazione: «Trovo in lei la ricostruzione della narrativa, della retorica dello spirito del fascismo», con un riferimento a quella che ha definito una dichiarazione di superiorità dell’Italia e degli italiani.
L’ex presidente del Consiglio ha poi chiarito la propria posizione: «Non ho mai ritenuto la popolazione italiana a priori inferiore, ma non necessariamente superiore alle altre popolazioni».
Il timore dell’«Italietta»
Monti ha spiegato quale sia, a suo giudizio, il rischio concreto: «Ho il terrore di una ricostruzione psicologica di una “Italietta”».
Il ragionamento è che, non riuscendo a garantire maggiore crescita ai cittadini, la politica finisca per compensare «dando corda alla sua identità». Il dialogo si è concluso con una dichiarazione netta: «Oramai sono vecchio, ma combatterò fino all’ultima mia energia il suo tentativo di ricostruzione della retorica del fascismo».
La posizione di Vannacci sull’Unione Europea
Dal canto suo, il leader di Futuro Nazionale ha difeso una posizione fortemente critica verso l’attuale assetto comunitario. «C’è sempre questa inerzia nel cambiare struttura nell’Unione europea», ha osservato, ricordando come diversi Paesi abbiano scelto di non aderire o di uscirne.
A sostegno della propria tesi ha citato alcuni dati: «L’eurozona produceva il 30% del Pil mondiale e oggi siamo al 15%, avevamo una industria che era al vertice mondiale ora siamo un’area di desertificazione industriale».
Per l’eurodeputato non sarebbe possibile continuare a «prescrivere la stessa medicina senza spiegare perché non ha funzionato».
Il nodo della difesa comune
Spazio anche al tema dell’esercito europeo. «L’esercito unico europeo non è partito, meno male», ha affermato Vannacci, sostenendo che l’unico elemento realmente comune sarebbe oggi «l’interoperabilità».
Ha poi evocato quello che considera uno scenario da incubo: quello di «veder partire magari un giorno le mie figlie in battaglia con un comandante che si chiami Macron o ancora peggio von der Leyen».
La denatalità come emergenza
Il tema demografico è invece, per il leader di Futuro Nazionale, la principale urgenza da affrontare. «Cercherò di parlare del futuro dell’Italia e dell’Europa ma intanto dobbiamo dare per scontato che esista un futuro», ha esordito, citando un tasso di fertilità che colloca il Paese su livelli particolarmente bassi.
Da qui l’appello a invertire la tendenza: «Se vogliamo un futuro migliore dobbiamo pensare di generare le prossime generazioni, altrimenti il futuro se lo godranno altri». Un tema su cui ha fondato buona parte del proprio programma politico.
La provocazione finale
Giocando sul nome del piano europeo per il riarmo, Vannacci ha chiuso il proprio intervento con una battuta destinata a circolare: «Forse al posto che Rearm Europe sarebbe stato meglio fare Reborn Europe».
Un confronto, quello andato in scena a Cernobbio, che ha reso evidente la distanza tra due impostazioni difficilmente conciliabili: da un lato la difesa del percorso di integrazione europea, dall’altro una lettura che ne mette in discussione impianto e risultati.