Il caso di Alessandro Di Battista, ancora ricoverato all’ospedale Hermanos Ameijeiras dell’Avana dopo un intervento d’urgenza, ha riportato l’attenzione su un sintomo estremamente comune ma che in rari casi può nascondere qualcosa di serio: il mal di testa.
Nel suo caso il primo segnale è stato una cefalea insistente e progressivamente più intensa, non attenuata dagli antidolorifici, seguita dopo due o tre giorni dalla perdita di coscienza. Ma quando un mal di testa deve realmente destare attenzione? A spiegarlo sul Giornale è la dottoressa Melania Rizzini.
Il primo segnale d’allarme: la novità del sintomo

Secondo la specialista, i campanelli d’allarme scattano quando una persona, a qualunque età, non ha mai sofferto di cefalea in precedenza e si trova improvvisamente a farci i conti.
Un secondo elemento riguarda l’andamento del dolore: se questo resta stabile o cresce di intensità nonostante i farmaci, la situazione merita una valutazione più attenta rispetto a un episodio isolato.
I sintomi neurologici che impongono il pronto soccorso
Il quadro diventa urgente quando, dopo poche ore, alla cefalea si associano sintomi neurologici. La dottoressa ne elenca diversi:
Perdita di forza, intorpidimento o formicolii persistenti, difficoltà a parlare, visione doppia, vertigine, perdita di equilibrio, confusione mentale, disorientamento o convulsioni. In presenza di questi segnali, avverte, è necessario recarsi immediatamente in ospedale.
Il test del mento sul petto
Ci sono altre caratteristiche del dolore che secondo la specialista non vanno trascurate. Tra queste, un dolore continuo localizzato alla nuca accompagnato da rigidità del collo, verificabile con l’impossibilità di toccarsi il petto con il mento.
Attenzione anche quando il dolore si estende a tutto il cranio, descritto come una morsa, o quando si accompagna a nausea e vomito, febbre e altri disturbi sistemici. In questi casi, spiega, è sempre consigliabile chiamare i soccorsi.
Le possibili cause: dal vascolare al pressorio
Quali possono essere le origini di una cefalea di questo tipo? L’origine è in genere vascolare, e in questi casi può portare a ictus ed emorragie. Può però essere anche di natura pressoria, sfociando in crisi ipertensive.
Un’ulteriore possibilità riguarda le cosiddette lesioni che occupano spazio. Quando una neoformazione originatasi nell’encefalo cresce di dimensioni, aumenta la pressione endocranica: il cervello, non potendo espandersi perché contenuto nella scatola cranica, va in sofferenza e il primo sintomo è proprio il mal di testa, dovuto al conseguente edema cerebrale.
Il precedente citato dalla specialista
Come caso emblematico, la dottoressa Rizzini richiama quello di Pier Luigi Bersani, colpito da un improvviso mal di testa e destinatario di una diagnosi di problema vascolare.
Per quella condizione fu operato d’urgenza con una craniotomia, una piccola incisione della scatola cranica.
Quando invece si tratta di emicrania comune
Nella grande maggioranza dei casi, va sottolineato, il mal di testa ha cause del tutto benigne. Le emicranie possono essere generate dall’affaticamento fisico, dalla mancanza di sonno, dall’abuso di alcol o di farmaci stimolanti.
Tra i fattori scatenanti figurano anche l’effetto di cure ormonali, alcuni alimenti, la ritenzione idrica e gli stress emotivi di qualsiasi origine.
Resta però una raccomandazione valida in generale: se i disturbi compaiono in modo ricorrente e soprattutto se risultano ravvicinati nel tempo, è sempre preferibile richiedere una valutazione medica o neurologica per arrivare a una diagnosi certa.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgativa e non sostituiscono in alcun modo il parere di un medico. In caso di sintomi è sempre necessario rivolgersi a un professionista sanitario.