Anna Paratore, che si definisce con ironia la «first mamma», ha concesso una lunga intervista al settimanale Di Più nella quale ha parlato delle figlie Giorgia e Arianna Meloni.
74 anni e un carattere descritto come forte e determinato, Paratore rivendica un approccio particolare nel giudicare il lavoro delle figlie: «Cerco sempre di essere obiettiva, di valutare il loro lavoro come se non fossero figlie mie: non mi piace l’idea che “ogni scarrafone è bello a mamma sua”».
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Le battute sui fidanzati

Dotata di una spiccata ironia, ha raccontato di prendere in giro la figlia sulle questioni sentimentali: «Quando voglio prendere in giro Giorgia, le faccio sempre la stessa battuta: “Ma scusa, con tutti i viaggi che fai in giro per il mondo conosci tanti ricchissimi emiri arabi: e fidanzati con un emiro, no?”».
Subito dopo, però, la precisazione: «Ma lo scriva che è una battuta, mi raccomando: non vorrei che qualcuno pensasse che dico sul serio!».
Non manca un riferimento alla fede calcistica: «Io tifo da sempre per la Lazio, ma Giorgia alle superiori ha cominciato a tifare per la Roma e lo fa ancora adesso: me l’hanno rovinata a scuola, povera figlia mia!».
Il ricordo del 1976
Il passaggio più personale dell’intervista riguarda il periodo della gravidanza. «Era l’estate del 1976, ricevetti pressioni fortissime per abortire», ha raccontato.
Paratore ha spiegato che i rapporti con il padre di Giorgia erano già molto deteriorati e che le persone attorno a lei le suggerivano di non proseguire, viste le difficoltà già esistenti con la primogenita.
«Sei figlia di un cornetto alla crema»
Si era quasi lasciata convincere, racconta, ma il giorno in cui aveva in programma gli esami preliminari passò davanti a un bar e vide un grande vassoio di cornetti alla crema.
«È difficile da spiegare, ma l’immagine festosa di tutto quel ben di Dio mi sembrò, istintivamente, una specie di simbolo della vita». Da lì la decisione: «Al diavolo le analisi, io questa creatura me la tengo e adesso faccio pure colazione».
Da quel momento, racconta, è nato un modo di dire familiare: «Giorgia mia, ricordati che sei figlia di un cornetto alla crema».
Il giorno che la stupì di più
Paratore ha rivelato che la figlia non si sarebbe mai aspettata di arrivare a Palazzo Chigi: «Giorgia ha sempre fatto politica con uno spirito da militante, pensando solo ai suoi ideali».
Curiosamente, il momento che la colpì di più non fu quello della presidenza del Consiglio: «Mi ricordo quando nel 1998, a ventuno anni, lei vinse le sue prime elezioni, diventando consigliere provinciale a Roma: Giorgia mi ha stupito più quel giorno».
All’epoca, racconta, le disse scherzando: «Giorgia, pensa se un domani mi diventi ministro!», ricevendo in risposta un secco «Mamma, come ti vengono in mente certe cose!».
Le qualità riconosciute alla figlia
Tra i tratti che le attribuisce figurano «l’intelligenza, il suo continuare a studiare e a prepararsi come una studentessa sotto esame perché non si sente mai arrivata».
E aggiunge, con una battuta autoironica, la capacità di essere «estremamente dura e decisa ma al tempo stesso estremamente diplomatica», qualità che dice di non saper da chi abbia ereditato, «visto che io non sono diplomatica neanche un po’».
Il giudizio sulla tenuta politica
Nella parte conclusiva, Paratore esprime una valutazione sul piano politico, sostenendo che la figlia non potrebbe essere messa in difficoltà da manovre interne «perché non è ricattabile».
La sua lettura: «Sanno che a Giorgia, della poltrona di premier, non gliene frega niente», aggiungendo che, se un domani dovesse perdere il ruolo, «lo lascerebbe senza rimpianti».
L’intervista è stata divisa in due parti dal settimanale: la seconda, in uscita la prossima settimana, sarà incentrata sulla passione per la politica della presidente del Consiglio.