Nuovi sviluppi nel contenzioso che vede contrapposti Ilaria Salis, eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra, e due suoi ex collaboratori parlamentari.
All’indomani della notizia relativa alla richiesta di pignoramento del conto corrente per il mancato pagamento di alcune spese legali, sono arrivate le prese di posizione di entrambe le parti.
L’apertura dei legali degli ex collaboratori

Gli avvocati Francesca Verdura, Tiziana Laratta e Sergio Romanotto, che assistono i due ex assistenti, hanno affidato a un comunicato inviato all’Adnkronos una disponibilità esplicita a chiudere la procedura.
«Non volendo alimentare un’inutile polemica e volendo credere che si sia trattato di un equivoco, dichiariamo senza alcun problema che, qualora l’onorevole Salis intenda corrispondere quanto dovuto, non avremo alcuna difficoltà a interrompere ogni procedura esecutiva», si legge nella nota.
La replica dell’eurodeputata
Sul fronte opposto, la parlamentare ha fatto sapere attraverso una nota difensiva di non aver ricevuto l’atto di pignoramento.
Secondo quanto dichiarato, non sarebbe a conoscenza né dell’esatto importo preteso né delle coordinate necessarie per effettuare l’eventuale pagamento.
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La ricostruzione dei legali sulla procedura
I tre avvocati hanno però fornito una diversa ricostruzione della sequenza. «L’azione esecutiva, di cui non si conosce ancora l’esito, è stata promossa dopo che il pagamento è stato più volte sollecitato agli avvocati che hanno assistito Salis nella controversia», spiegano.
E precisano che i solleciti sarebbero proseguiti anche dopo il rigetto dell’istanza volta a ottenere la sospensione dell’efficacia esecutiva della condanna di primo grado.
Il riferimento al decreto ingiuntivo
Nel comunicato i legali richiamano inoltre un altro passaggio della vicenda. Tra le iniziative promosse dopo la notifica della sentenza, ricordano, ci sarebbe stata la richiesta e l’ottenimento di un decreto ingiuntivo per la consegna di alcuni libri affidati alla loro assistita durante la detenzione in Ungheria.
Pur definendo quell’iniziativa di carattere strumentale — valutazione che resta di parte — sottolineano che la loro assistita «ha immediatamente provveduto a pagare le spese legali ivi liquidate e a restituire i beni richiesti», riservandosi comunque di impugnare il provvedimento.
Da cosa nasce la causa
All’origine del contenzioso c’è il licenziamento, nel febbraio 2025, di due assistenti parlamentari. Il Tribunale di Milano, sezione Lavoro, ha riconosciuto loro in primo grado un risarcimento complessivo di circa 300mila euro.
La sentenza è stata impugnata dall’eurodeputata, che sostiene che il rapporto si fosse deteriorato e che vi fossero inadempienze tali da giustificare l’interruzione. Ha inoltre affermato di non essere stata informata tempestivamente del procedimento.
La data decisiva
Il pagamento del risarcimento principale resta sospeso in attesa del secondo grado. L’udienza d’appello è fissata a Milano per metà ottobre.
Fino ad allora nessuna valutazione può considerarsi definitiva: sarà quella sede a stabilire se la decisione di primo grado verrà confermata, modificata o riformata. La procedura esecutiva attualmente in discussione riguarda invece una cifra sensibilmente inferiore, relativa alle sole spese legali.