lunedì, Agosto 3

“Non voleva piu farlo”: Liliana Resinovich, la rivelazione della amica

 

Trieste, caso Liliana Resinovich: l’amica di famiglia ascoltata per ore.

Trieste torna al centro delle cronache con sviluppi significativi nel caso della morte di Liliana Resinovich, la donna trovata senza vita il 5 gennaio 2022 in una zona verde nei pressi della sua abitazione.

Dopo mesi di silenzio e incertezze, la Procura sta ricostruendo i fatti con nuovi elementi, tra cui una lunga testimonianza che potrebbe rivelarsi determinante. Al centro di questo nuovo capitolo, c’è Jasmina Zivkovic, albergatrice di Gorizia e amica di lunga data della coppia composta da Liliana e il marito Sebastiano Visentin.

La deposizione riservata: tre ore e mezza di colloquio in Procura

Zivkovic è stata ascoltata per oltre tre ore e mezza dai magistrati triestini. Un incontro lungo, intenso e carico di significato, avvenuto in forma strettamente riservata. La donna ha lasciato la Procura passando da un ingresso secondario, evitando di rilasciare dichiarazioni ai giornalisti in attesa. Nessun commento pubblico, nessuna anticipazione su ciò che è stato detto. Tuttavia, alcune informazioni sono trapelate e offrono uno spaccato importante della situazione vissuta dalla coppia nei mesi che hanno preceduto la tragica scomparsa di Liliana.

Un’amicizia sincera con entrambi i coniugi

Jasmina Zivkovic non era una semplice conoscente. L’albergatrice aveva sviluppato con i coniugi un legame che andava oltre il rapporto cliente-gestore. Liliana e Sebastiano erano clienti abituali del suo piccolo hotel a Gorizia, ma con il tempo il rapporto si era trasformato in una frequentazione amichevole. Proprio questo legame stretto permette alla donna di raccontare retroscena privati che mettono in discussione quanto dichiarato pubblicamente da Visentin, finora ritenuto il marito devoto e senza ombre.

Un matrimonio in crisi: i racconti di liti e tensioni

Secondo quanto riferito dalla Zivkovic, la relazione tra Liliana e Sebastiano era tutt’altro che serena. “Litigavano spesso”, avrebbe raccontato ai magistrati. In particolare, Liliana si sarebbe confidata più volte con lei, manifestando un crescente disagio nella convivenza. “Non lo sopportava più”, avrebbe detto. Addirittura, in occasione di un soggiorno nell’hotel, Liliana avrebbe chiesto espressamente a Jasmina di predisporre due letti separati. Un gesto simbolico ma inequivocabile: la donna non voleva più dormire accanto al marito.

Queste rivelazioni si scontrano con la versione finora raccontata da Sebastiano Visentin, che ha sempre minimizzato eventuali dissidi, sostenendo che tra lui e la moglie non ci fossero problemi rilevanti. La testimonianza di Zivkovic, però, ribalta questa narrazione, evidenziando una frattura profonda nel rapporto di coppia.

La frase ambigua: “È stato un incidente”

Uno dei dettagli più inquietanti emersi dal colloquio in Procura riguarda una frase pronunciata da Sebastiano Visentin nei giorni immediatamente successivi alla scomparsa di Liliana, avvenuta il 14 dicembre 2021. Secondo quanto riportato da Zivkovic, l’uomo, in un momento di confidenza, avrebbe sussurrato: “È stato un incidente”. Una frase che, già di per sé, lascia spazio a molteplici interpretazioni. Tuttavia, subito dopo, avrebbe ritrattato, aggiungendo: “Sono fuori di testa, non so più quello che dico”.

All’epoca, queste parole furono forse considerate frutto dello shock. Ma oggi, con Visentin ufficialmente indagato per omicidio, assumono un significato decisamente più sinistro. La Procura ha infatti riaperto l’inchiesta, scartando l’ipotesi iniziale del suicidio e orientandosi ora verso un possibile delitto.

Un episodio di violenza psicologica: lo zaino lanciato

La Zivkovic ha inoltre raccontato un episodio avvenuto durante l’estate del 2021, che l’aveva molto colpita. All’arrivo della coppia nel suo hotel, sarebbe scoppiata una violenta lite. Sebastiano, secondo il suo racconto, era particolarmente nervoso e avrebbe scagliato uno zaino contro la moglie, ordinandole in modo aggressivo di portarlo in camera. Liliana, visibilmente turbata, si sarebbe chinata a raccogliere le borse, con le lacrime agli occhi, senza però cedere al pianto.

Un momento che per l’albergatrice ha rappresentato un campanello d’allarme evidente. Un gesto apparentemente semplice, ma che denota un clima di tensione e soprusi che, secondo la testimone, non era affatto sporadico.

Il giorno del ritrovamento: una telefonata rivelatrice

Il 5 gennaio 2022, giorno in cui fu ritrovato il corpo senza vita di Liliana Resinovich, Jasmina Zivkovic contattò Sebastiano Visentin. Durante quella telefonata, come ha riferito agli inquirenti, gli chiese se fosse possibile che la moglie fosse stata aggredita. La risposta fu secca e negativa: “Liliana non aveva nulla con sé”. Il tono di voce nervoso, le frasi dette e subito ritrattate, lasciarono in Jasmina una sensazione di disagio che oggi torna prepotentemente alla ribalta.

L’importanza della testimonianza per le indagini

Con il riavvio dell’indagine e il cambio di rotta da parte della Procura di Trieste, ogni testimonianza si carica di importanza fondamentale. In particolare, quella di Zivkovic rappresenta un potenziale spartiacque per far luce sul vero destino di Liliana. La sua ricostruzione si discosta nettamente dalla narrazione pubblica e offre elementi utili per comprendere la dinamica familiare e il contesto psicologico della vittima.

Un caso ancora aperto: nuove ipotesi e scenari

Il caso Resinovich a Trieste continua a generare domande, sospetti e una richiesta di verità che non si è mai placata, nemmeno dopo oltre due anni dal ritrovamento del corpo. La comunità triestina, ancora scossa dall’accaduto, attende risposte definitive. La Procura, intanto, prosegue il lavoro con nuovi interrogatori e l’analisi di ogni dettaglio che possa condurre alla verità.

Il nome di Liliana Resinovich è diventato simbolo di una vicenda complessa e dolorosa. La sua storia, oggi più che mai, è oggetto di attenzione da parte dell’opinione pubblica e delle autorità, nella speranza che giustizia venga finalmente fatta.