Una battaglia di cui è stato non solo testimone, ma artefice, e che oggi viene ricordata come uno dei capitoli fondamentali della storia ecologista nazionale.
Una lunga carriera tra Parlamento e governo
L’impegno politico di Mattioli attraversò diverse legislature. Entrò in Parlamento nel 1987 con la lista della Federazione dei Verdi, di cui fu portavoce negli anni Novanta e primo capogruppo alla Camera dei deputati. Nel 1996 venne rieletto con l’Ulivo.
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Ricoprì poi incarichi di governo di primo piano: fu sottosegretario ai Lavori pubblici durante il primo governo Prodi e i due governi D’Alema, tra il 1996 e il 2000. Successivamente, nel secondo governo Amato, assunse l’incarico di ministro senza portafoglio per le Politiche comunitarie, tra il 2000 e il 2001. Negli ultimi anni della sua attività aderì a Sinistra Ecologia e Libertà (SEL).
Il cordoglio del mondo ambientalista
A ricordarlo con commozione è stato Angelo Bonelli, deputato di AVS e co-portavoce di Europa Verde, che ne ha sottolineato la capacità di unire rigore scientifico, impegno civile e passione politica. Bonelli lo ha definito uno dei protagonisti più autorevoli dell’ambientalismo italiano, un uomo che ha dedicato la vita alla difesa dell’ambiente e alla ricerca di modelli energetici sostenibili.
Una figura, ha aggiunto, che ha contribuito a costruire una cultura ecologista fondata sulla conoscenza e sulla responsabilità verso le generazioni future. La sua scomparsa, secondo Bonelli, rappresenta una grande perdita per il movimento ecologista, per la politica e per l’intero Paese, con un pensiero rivolto ai familiari e a quanti hanno condiviso con lui un lungo percorso di impegno civile.
Con Gianni Mattioli se ne va un pezzo di storia dell’ambientalismo italiano. Un uomo che ha saputo trasformare la scienza in impegno e l’impegno in eredità duratura, per chi continuerà a credere in un futuro più sostenibile.