Tra il 2014 e il 2018 ha ricoperto il ruolo di ministra per la Semplificazione e la Pubblica amministrazione, diventando uno dei volti della stagione riformista del partito.
Nel tempo ha mantenuto una posizione coerente su quell’impostazione politica, che però negli ultimi anni si è progressivamente scontrata con l’evoluzione interna del Pd.
Leggi anche:Morto Adolfo Battaglia, addio al ministro e giornalista repubblicano
Leggi anche:Meloni, la conferenza stampa al G7: “Contenta ci sia il reato di femminicidio”
Leggi anche:Foto del campo largo senza Renzi, il caso politico: lo scontro a distanza con Fratoianni
La frattura con la nuova leadership
La distanza si è resa evidente soprattutto dopo le primarie del 2023, quando Madia aveva sostenuto Stefano Bonaccini, sconfitto proprio da Schlein.
Da quel momento, la convivenza politica è apparsa sempre più complessa. L’uscita rappresenta quindi l’atto finale di una frattura già evidente tra l’ala riformista e la nuova direzione del partito.
Cosa cambia ora
L’ingresso nell’area di Italia Viva rafforza ulteriormente il progetto centrista di Renzi e segnala una nuova dinamica negli equilibri parlamentari.
Per il Pd, invece, si tratta di un’altra perdita nell’area moderata, in una fase già delicata sul piano interno e politico.
Resta da capire se il passo di Madia sarà un caso isolato o se rappresenterà l’inizio di nuovi movimenti all’interno del centrosinistra.