Alessandro Di Battista, figura emblematica del Movimento 5 Stelle, continua a far parlare di sé anche dopo la sua uscita dal partito nel 2021.

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La sua storia, che si intreccia con quella di un’Italia in continua trasformazione, è un racconto di passione politica, di ideali e di un legame profondo con le proprie radici familiari. Oggi, più che mai, il suo percorso è emblematico di una generazione che ha visto la politica italiana cambiare radicalmente, passando da un’era di protesta a una di governo e compromessi.
La recente scomparsa del padre, Vittorio Di Battista, imprenditore e politico, ha riacceso l’attenzione sulla vita di Alessandro e sul suo percorso. Un legame che, sebbene segnato da differenze ideologiche, ha sempre mantenuto una forte carica emotiva. In un momento in cui l’Italia si interroga sul futuro della propria classe dirigente, la figura di Di Battista offre spunti di riflessione su cosa significhi essere un politico oggi, tra sfide personali e pubbliche.
Le origini di un politico
Nato a Roma il 4 agosto 1978, Alessandro Di Battista ha vissuto un’infanzia e un’adolescenza che lo hanno formato in un contesto ricco di stimoli e contraddizioni. Diplomato al liceo scientifico Farnesina, ha poi intrapreso un percorso accademico che lo ha portato a laurearsi in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo (DAMS) all’Università Roma Tre. La sua formazione non si è fermata qui; ha conseguito un master in tutela internazionale dei diritti umani, un tema che avrebbe influenzato profondamente il suo impegno politico e sociale.
Prima di entrare nel mondo della politica, Di Battista ha lavorato nel settore della cooperazione internazionale, trascorrendo lunghi periodi in America Latina. Questi viaggi, in particolare in Guatemala, hanno segnato il suo approccio alla politica, facendogli comprendere le complesse interazioni tra disuguaglianze sociali, potere economico e giustizia sociale. È in questo contesto che ha iniziato a sviluppare una sensibilità che lo avrebbe contraddistinto come politico: un linguaggio diretto, una forte empatia verso le persone e una critica serrata alle ingiustizie.
Il salto nella politica
Il suo ingresso nel Movimento 5 Stelle avviene nel 2011, quando inizia a pubblicare reportage sul blog di Beppe Grillo. Questo passaggio segna l’inizio di una carriera politica che lo porterà a diventare uno dei volti più riconoscibili del movimento. Nel 2013, dopo essere stato eletto deputato, entra nella Commissione Esteri, dove ricopre il ruolo di vicepresidente. La sua notorietà cresce non solo per il suo operato in Parlamento, ma soprattutto per la sua capacità di comunicare con il pubblico, di mobilitare le piazze e di incarnare lo spirito di una generazione che chiedeva un cambiamento radicale.
Di Battista si distingue per il suo approccio diretto e per la sua attitudine a sfidare le convenzioni. Durante il suo mandato, si oppone con forza ai partiti tradizionali, diventando un simbolo della lotta contro il sistema politico consolidato. La sua immagine di politico “movimentista” si consolida ulteriormente durante il tour “Costituzione coast to coast”, un’iniziativa che lo vede attraversare l’Italia in scooter per promuovere il No al referendum costituzionale del 2016. Questo tour non è solo una campagna elettorale, ma un vero e proprio atto di presenza e di ascolto nei confronti degli attivisti e dei cittadini.
La rottura e la nuova fase
Il 2017 segna un punto di svolta nella carriera di Di Battista. Con l’annuncio di non candidarsi alle Politiche del 2018, sorprende sostenitori e avversari. Nonostante il suo ritiro dalla corsa elettorale, rimane attivo nella campagna che porterà il Movimento 5 Stelle a superare il 32% dei consensi. Tuttavia, la sua decisione di non tornare in Parlamento segna l’inizio di una fase di crescente disillusione nei confronti del partito, soprattutto durante il governo Conte I e Conte II.
Le sue critiche alla Lega di Matteo Salvini e al Partito Democratico durante il governo giallo-rosso evidenziano una frattura sempre più profonda tra lui e la leadership del Movimento. Di Battista si fa portavoce di una visione autonoma, sostenendo la necessità di un Movimento 5 Stelle che non si pieghi alle logiche dei partiti tradizionali. Questo periodo di tensione culmina nel febbraio 2021, quando, dopo la crisi del governo Conte II, annuncia la sua uscita dal M5s, chiudendo un capitolo di oltre undici anni di militanza.
Un nuovo inizio: attivismo e scrittura
La separazione dal Movimento non segna la fine della sua carriera pubblica. Di Battista torna a dedicarsi al giornalismo e all’attivismo, collaborando con testate come Il Fatto Quotidiano e realizzando reportage in vari Paesi, tra cui Stati Uniti, Messico, Iran e Bolivia. La sua voce rimane presente nel dibattito pubblico, affrontando temi complessi come la guerra in Ucraina e le dinamiche geopolitiche internazionali.
Parallelamente, Di Battista si dedica alla scrittura, pubblicando libri che riflettono le sue posizioni politiche e le sue esperienze. Tra i suoi titoli più recenti figurano “Politicamente scorretto”, “Contro!”, “Ostinati e contrari”, “Scomode verità” e “Democrazia deviata”. Queste opere non solo testimoniano il suo impegno intellettuale, ma anche la sua volontà di continuare a influenzare il dibattito pubblico, anche al di fuori delle aule parlamentari.
Il legame con il padre
Un aspetto fondamentale della vita di Alessandro Di Battista è il suo rapporto con il padre, Vittorio. Imprenditore e politico, Vittorio ha militato nel Movimento Sociale Italiano e ha ricoperto ruoli significativi nella politica locale. La sua figura, pur distante da quella del figlio in termini di ideologie, ha avuto un impatto profondo sulla formazione di Alessandro. La morte di Vittorio, avvenuta nel giugno 2025, ha riacceso l’interesse per la storia familiare di Di Battista, un legame che, nonostante le divergenze politiche, è sempre stato caratterizzato da affetto e rispetto reciproco.
Alessandro ha descritto il padre come un uomo “sempre fedele a se stesso, fino alla fine”, un’affermazione che racchiude l’essenza di un rapporto complesso e profondo. Questo legame, che si è sviluppato in un contesto di differenze ideologiche, rappresenta un esempio di come la politica possa essere influenzata da dinamiche familiari e personali. La figura di Vittorio, con la sua storia e le sue scelte, continua a vivere attraverso le parole e le azioni del figlio, che cerca di mantenere viva la memoria di un padre che ha segnato la sua vita.
Il futuro di Alessandro Di Battista
Oggi, Alessandro Di Battista si trova in una fase di transizione. Con la nascita dell’associazione Schierarsi, di cui è vicepresidente, si propone di affrontare temi cruciali come la sanità pubblica, il riconoscimento dello Stato di Palestina e la contrarietà all’invio di armi all’Ucraina. Sebbene l’associazione non sia stata concepita come un partito, le sue attività potrebbero evolvere in una proposta politica concreta, in un momento in cui molti elettori si sentono delusi dalle forze già presenti in Parlamento.
Il futuro di Di Battista è incerto, ma la sua determinazione a rimanere attivo nel dibattito pubblico è evidente. La sua capacità di comunicare e di mobilitare le persone rimane una risorsa preziosa in un panorama politico in continua evoluzione. La domanda che molti si pongono è se riuscirà a tradurre il suo attivismo in una forza ele