lunedì, Gennaio 12

Alessia Pifferi, annullato l’ergastolo: “Donna fragile, lapidata dai media”

La Corte d’Assise d’Appello di Milano ha annullato la condanna all’ergastolo inflitta in primo grado ad Alessia Pifferi, rideterminando la pena in 24 anni di reclusione. Una decisione che arriva dopo mesi di dibattito pubblico accesissimo e che nelle motivazioni affronta anche il ruolo avuto dal clamore mediatico nel processo.

Secondo i giudici, non vi sono elementi sufficienti per sostenere che il comportamento tenuto dalla donna dopo la morte della figlia sia indice di una particolare capacità a delinquere. Al contrario, quel comportamento appare coerente con una personalità definita “deficitaria”, e dunque compatibile con il riconoscimento delle attenuanti generiche.

La Corte d’Appello di Milano annulla l’ergastolo ad Alessia Pifferi: pena ridotta a 24 anni. I giudici parlano di fragilità e processo mediatico.

Le motivazioni della Corte d’Appello

Nelle 193 pagine di motivazioni, il collegio spiega di aver ritenuto le attenuanti equivalenti all’unica aggravante riconosciuta, quella del vincolo di parentela. Una valutazione che tiene conto anche del clamore mediatico subito e sofferto dall’imputata.

I giudici parlano apertamente di una “lapidazione verbale” subita dalla donna, sottolineando come l’esposizione continua sui media abbia inciso sul percorso processuale. Pur ribadendo l’eccezionale gravità dei fatti, la Corte afferma che l’ergastolo non sarebbe stato coerente con la finalità rieducativa della pena.

Secondo il verdetto, esistono connotazioni soggettive che non possono essere ignorate nella determinazione della sanzione penale.

La fragilità personale e il contesto sociale

Tra gli elementi valorizzati dalla Corte figurano l’incensuratezza di Alessia Pifferi, le sue condizioni economico-sociali e la marginalità estrema in cui ha vissuto. Argomentazioni già sollevate dalla difesa, rappresentata dall’avvocata Alessia Pontenani.

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