martedì, Gennaio 13

Alessia Pifferi, annullato l’ergastolo: “Donna fragile, lapidata dai media”

I giudici dedicano ampio spazio anche a quello che definiscono il “processo televisivo Pifferi”, evidenziandone le ricadute deleterie e devastanti sulla conduzione del procedimento penale.

Secondo la Corte, l’esposizione mediatica avrebbe influito persino sulla spontaneità di alcune testimonianze, a partire da quella della madre dell’imputata.

Il ruolo dei media e la “metamorfosi” in carcere

Nelle motivazioni si legge che la nonna della bambina sarebbe stata trasformata “obtorto collo in inflessibile accusatrice” della figlia, anche per il timore di essere travolta a sua volta dalla pubblica esecrazione, arrivando a riversare in atti circostanze non vere.

La Corte analizza anche il comportamento iniziale di Pifferi in carcere. Nei primi giorni di detenzione, la donna appariva inermi rispetto alla situazione, stupita persino dalle condizioni materiali della detenzione, come l’assenza di prodotti per la cura personale.

Con il passare del tempo, scrivono i giudici, si assiste a una “metamorfosi” documentata dagli atti processuali, la cui genesi viene ricondotta a un’unica causa: la pressione del processo mediatico.

Un fenomeno definito senza mezzi termini come un malvezzo contemporaneo, che avrebbe trasformato il processo penale in un genere televisivo di intrattenimento, con conseguenze dirette sulla serenità del giudizio.

Continua a leggere per scoprire maggiori dettagli.