Un altro intervento molto rilevante riguarda la tassazione dei dividendi. Il nuovo decreto cancella infatti l’aumento previsto per i piccoli azionisti, cioè per chi possiede meno del 5% delle quote societarie.
Si tratta di una correzione importante perché la stretta prevista nei mesi scorsi aveva sollevato forti critiche, soprattutto da parte di chi riteneva ingiusto colpire una platea composta in gran parte da piccoli investitori e risparmiatori. Con la nuova scelta, il governo evita quindi di appesantire ulteriormente la fiscalità su una fascia considerata più vulnerabile e meno strutturata rispetto ai grandi soci o ai grandi fondi.
Dal punto di vista politico, questa retromarcia ha un significato preciso: il tentativo di non trasmettere il messaggio di un fisco punitivo verso chi investe, anche in misura limitata, nel sistema produttivo.
Cambia anche l’iperammortamento per le imprese
Il terzo capitolo fondamentale del decreto riguarda l’iperammortamento, cioè uno degli strumenti più importanti per incentivare gli investimenti aziendali. Il governo ha deciso di eliminare il vincolo che limitava l’agevolazione ai soli beni prodotti all’interno dell’Unione europea.
Con il nuovo testo, il beneficio viene esteso anche ai prodotti extra-Ue, ampliando quindi la platea dei beni che potranno rientrare nell’incentivo. Non solo: la misura avrà anche un effetto retroattivo dall’inizio del 2026, con un costo stimato attorno a un miliardo di euro nei prossimi anni.
Per le imprese si tratta di una modifica pesante, perché rende più flessibili le scelte di acquisto e permette di non legare gli investimenti a un criterio geografico che molte aziende avevano giudicato troppo rigido e poco aderente alle esigenze reali del mercato.
Un decreto che corregge la rotta
Nel complesso, il Decreto Fiscale 2026 approvato dal governo appare come un intervento di correzione più che di rottura. L’esecutivo non cambia completamente impostazione, ma rivede alcuni passaggi che rischiavano di produrre effetti distorsivi o politicamente difficili da difendere.
Il rinvio della tassa sui pacchi, lo stop alla stretta sui dividendi e la revisione dell’iperammortamento raccontano tutti la stessa cosa: la necessità di adattare le norme alla realtà economica, evitando misure che avrebbero potuto rivelarsi controproducenti.
Resta ora da capire quale sarà l’impatto concreto di queste modifiche nei prossimi mesi, soprattutto sul fronte delle imprese e del commercio internazionale. Ma una cosa è già chiara: il nuovo decreto segna una parziale inversione di marcia rispetto alle scelte annunciate solo pochi mesi fa.