Il giorno dopo l’irruzione nella redazione de La Stampa a Torino, la polemica politica non si ferma. Trentaquattro persone sono state denunciate dopo il raid avvenuto durante le manifestazioni per lo sciopero generale, ma a scatenare una miccia ancora più esplosiva sono state le parole di Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu sui territori occupati.
Intervenendo all’evento “Rebuild Justice” a Roma, Albanese ha definito l’attacco «da condannare», aggiungendo però che deve essere anche «un monito per la stampa». Una frase che ha sollevato un’ondata di reazioni indignate, fino al livello più alto delle istituzioni.
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Meloni: «La violenza non si giustifica né si capovolge»

Durissima la premier Giorgia Meloni, che sui social parla di parole «molto gravi». Per la presidente del Consiglio, suggerire che la responsabilità dell’assalto sia anche della stampa «significa capovolgere la realtà».
«La violenza non si giustifica, non si minimizza, non si rovescia. La libertà di stampa è un pilastro della democrazia e va difesa sempre, senza ambiguità», scrive la premier.
La politica insorge: dall’area di governo all’opposizione
Le reazioni sono trasversali. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani definisce le parole di Albanese «sconcertanti»: «Inconcepibile insinuare che chi subisce violenza se la sia meritata».
Durissimo anche Maurizio Gasparri (Forza Italia), che attacca frontalmente: «È incommentabile. È con l’Onu o con Hamas? Quando verrà rimossa dagli incarichi?».
Carlo Calenda parla di «figura di cui la sinistra dovrà vergognarsi», mentre la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno chiede ad Albanese di «comprendere la gravità di ciò che dice».
Da Fratelli d’Italia arriva anche la perplessità del deputato Alfredo Antoniozzi: «Che significa “monito”? Che i giornalisti devono stare attenti a ciò che scrivono?».
Il post di Albanese: “Condanno la violenza, ma la rabbia verso il sistema mediatico è comprensibile”
Nel pomeriggio Albanese è tornata sul tema con un lungo post su Facebook. «Condanno fermamente gli attacchi e esprimo solidarietà alla redazione», scrive la relatrice Onu.
Ma ribadisce un punto che ha fatto infuriare il mondo politico: «La rabbia verso un sistema mediatico che distorce la realtà è comprensibile. La violenza va respinta, perché finisce per rafforzare chi opprime».
E rilancia: «Le migliaia di piazze che hanno detto no all’economia di guerra restano oscurate da una singola notizia. Invito tutti a resistere nello spirito palestinese di Sumud».
Il contesto: 34 denunciati e un Paese che discute
Il raid avvenuto nella sede de La Stampa ha portato alla denuncia di 34 persone. L’irruzione, con lancio di letame e scritte contro i giornalisti, ha scosso l’opinione pubblica e riacceso il tema della tutela delle redazioni durante i momenti di tensione sociale.
La Procura di Torino prosegue nelle indagini mentre il mondo politico chiede una risposta compatta contro la violenza e in difesa della libertà di stampa. Le parole di Albanese, invece, hanno aperto un fronte diplomatico e istituzionale ancora più ampio. Il caso è destinato a far discutere ancora a lungo.