Proprio da quelle chat potrebbe emergere un dettaglio fondamentale: quando sarebbe avvenuto realmente il contatto con la sostanza tossica. È infatti sulla tempistica del possibile avvelenamento che si concentra una parte decisiva dell’indagine.
Il nodo delle flebo domestiche
Uno dei punti più delicati riguarda proprio le infusioni effettuate nell’abitazione. Le difese di alcuni medici indagati sostengono che il presunto avvelenamento potrebbe non risalire al 23 dicembre, come ipotizzato inizialmente, ma a una data successiva, più compatibile con il rapido peggioramento delle condizioni cliniche.
Per questo motivo gli investigatori vogliono chiarire cosa contenessero quelle flebo, da dove provenissero e se possano avere avuto un ruolo nella tragedia. Un elemento che potrebbe rivelarsi determinante per stabilire se si sia trattato di un incidente o di un atto volontario.
Le analisi sulla ricina
Parallelamente continuano gli accertamenti scientifici. La polizia scientifica sta esaminando gli alimenti sequestrati nell’abitazione alla ricerca di eventuali tracce di ricina, una delle tossine vegetali più pericolose al mondo. Al Policlinico di Bari sono in corso esami istologici, mentre gli specialisti del centro antiveleni stanno confrontando i risultati tossicologici per verificare la compatibilità con i sintomi registrati.
Nel frattempo la procura mantiene aperte tutte le ipotesi. La famiglia continua a sostenere la tesi dell’incidente domestico, ma chi indaga non esclude nessuna pista. E proprio il ruolo dell’amico di famiglia potrebbe diventare uno dei passaggi più delicati di un caso che continua a presentare zone d’ombra.