mercoledì, Febbraio 18

Bimbo con il cuore “bruciato”, rebus compatibilità: perché altri tre pazienti dovevano rifiutare l’organo

Il primario Guido Oppido risulta tra i pochi disponibili, ma non era esclusa la possibilità di coinvolgere specialisti provenienti da altri ospedali italiani.

Il confronto tra i centri e la valutazione clinica

Nella notte si sono susseguite call tra i chirurghi dei quattro centri coinvolti. Parallelamente, è stata programmata una nuova valutazione clinica per stabilire se il bambino ricoverato al Monaldi fosse ancora effettivamente trapiantabile.

Allo stesso tempo, andava certificata la piena idoneità del cuore del donatore, passaggio imprescindibile prima dell’assegnazione definitiva. A Napoli era previsto anche un confronto tra specialisti provenienti da strutture di riferimento come l’ospedale Bambino Gesù di Roma, Torino, Bergamo e Padova. In Italia, i centri di trapianto pediatrico sono pochissimi – sei o sette – e spesso gli stessi medici seguono pazienti che si ritrovano a competere nella stessa lista nazionale.

Il livello politico e la rete europea

La vicenda ha avuto un’immediata eco istituzionale. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha chiesto aggiornamenti al ministro della Salute Orazio Schillaci e ha contattato la madre del bambino.

È stata inoltre attivata la rete europea per la donazione di organi, che consente di offrire un cuore all’estero qualora non venga utilizzato nel Paese d’origine. In questo caso, però, il primo organo almeno compatibile per il piccolo del Monaldi è stato individuato in Italia, riportando la speranza entro i confini nazionali.

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