
Una decisione maturata dopo una valutazione approfondita del quadro clinico, che segna un passaggio cruciale nella vicenda sanitaria e umana che da settimane tiene con il fiato sospeso medici e familiari. Dall’ospedale filtra un’amara consapevolezza: “Fare il suo bene può voler dire ammettere che non c’è nulla da fare”.
Il parere dell’Heart Team e del Centro nazionale trapianti
La decisione è stata assunta dall’Heart Team insieme a un pool di specialisti arrivati da diverse parti d’Italia. Sul tavolo vi era la disponibilità di un nuovo cuore, ma a pesare in modo determinante sono state le condizioni generali del piccolo, provato da due mesi di supporto con circolazione extracorporea Ecmo.
Secondo i protocolli del Centro nazionale trapianti, i criteri che regolano l’assegnazione degli organi e l’idoneità a un intervento includono il tempo trascorso in lista d’urgenza, il peso corporeo e la compatibilità sanguigna. Il bambino rientrava nella Classe 1 di emergenza nazionale, ma il quadro clinico complessivo è stato giudicato troppo fragile per sostenere un nuovo intervento chirurgico invasivo.
Tra cura e limite terapeutico
La scelta degli esperti è stata descritta come un confine delicato tra il tentativo estremo di cura e il rischio di accanimento terapeutico. In situazioni di elevata complessità clinica, la valutazione non si limita alla disponibilità dell’organo, ma tiene conto della reale possibilità di sopravvivenza e recupero dopo l’operazione.















