Il via libera definitivo al Dl Sicurezza alla Camera si è trasformato in una seduta ad alta tensione politica, segnata da proteste, cori contrapposti e da un gesto che ha immediatamente acceso il dibattito. Durante il voto finale sul provvedimento, l’Aula di Montecitorio è stata attraversata da uno scontro simbolico tra maggioranza e opposizione che ha spostato l’attenzione ben oltre il contenuto del decreto.
I deputati delle opposizioni hanno esposto cartelli con la scritta “La nostra sicurezza è la Costituzione”, contestando apertamente il testo approvato dal governo. Poco dopo dai banchi del centrosinistra si è levato il canto di “Bella Ciao”, a cui alcuni esponenti della maggioranza hanno risposto intonando il Canto degli Italiani, trasformando per alcuni minuti l’Aula in un confronto politico anche sul piano simbolico.
L’inno di Mameli e il gesto che scatena la polemica
Quando nell’emiciclo è partito l’inno di Mameli, gran parte dei parlamentari presenti si è alzata in piedi. Dai banchi di Fratelli d’Italia e di altri esponenti del governo il canto è stato seguito apertamente, mentre dai settori dell’opposizione diversi deputati si sono uniti al coro.
Ad attirare l’attenzione è stato però il comportamento del vicepremier Matteo Salvini, rimasto seduto insieme ai parlamentari della Lega. Una scelta che in pochi minuti ha provocato reazioni immediate dentro e fuori dal Parlamento, con le opposizioni che hanno accusato il leader leghista di incoerenza proprio durante un momento dal forte valore istituzionale.
Le parole di Salvini dopo il voto
Interpellato dai cronisti al termine della seduta, Salvini ha difeso la propria posizione spiegando di non aver voluto trasformare la discussione parlamentare in uno scontro teatrale. Il leader della Lega ha sottolineato che l’Aula era chiamata a discutere un provvedimento importante e non a partecipare, come ha detto lui stesso, a un “festival canoro”.