In questi casi sarà possibile andare in pensione con:
- 61 anni e 7 mesi di età,
- almeno 35 anni di contributi,
- quota 97,6.
Rimangono inoltre invariati altri canali di uscita anticipata, come la pensione per lavoratori precoci con 41 anni di contributi e la pensione anticipata ordinaria.
Mansioni gravose: due scenari diversi
Per i lavoratori impegnati in attività gravose, la normativa prevede un sistema più articolato, con due diversi livelli di tutela.
Chi ha almeno 7 anni di lavoro gravoso negli ultimi 10
Questa categoria beneficia della tutela più ampia. Fino al 2028 potrà continuare ad accedere alla pensione con i requisiti attuali:
- 66 anni e 7 mesi per la pensione di vecchiaia,
- 42 anni e 10 mesi di contributi per la pensione anticipata,
- 41 anni di contributi per i lavoratori precoci.
Chi ha almeno 6 anni negli ultimi 7
In questo caso le agevolazioni sono più limitate. Sarà comunque possibile andare in pensione:
- a 67 anni con almeno 30 anni di contributi,
- oppure tramite le forme di pensione anticipata senza variazioni.
Un futuro con pensioni sempre più lontane
Il quadro complessivo mostra un sistema previdenziale sempre più orientato a posticipare l’uscita dal lavoro. L’adeguamento alla speranza di vita continuerà infatti a incidere sui requisiti, rendendo progressivamente più difficile accedere alla pensione.
Le eccezioni esistono, ma riguardano una platea ristretta. Per tutti gli altri, la prospettiva è quella di dover pianificare con maggiore attenzione il proprio futuro, tenendo conto di regole in continua evoluzione.
Comprendere fin da subito questi cambiamenti diventa quindi fondamentale per evitare sorprese e prepararsi a un sistema che richiede sempre più anni di lavoro prima di poter smettere.

















