La Commissione Attività produttive della Camera dei deputati ha avviato un’indagine conoscitiva sull’impatto dell’adozione stabile dell’ora legale in Italia. L’iniziativa è nata su impulso della Società italiana di medicina ambientale, dell’associazione Consumerismo No Profit e del deputato Andrea Barabotti. L’obiettivo è analizzare in modo approfondito gli effetti economici, energetici, ambientali e sociali di una scelta che cambierebbe in modo definitivo l’organizzazione del tempo quotidiano degli italiani.
Nei prossimi mesi saranno ascoltati istituzioni, autorità indipendenti, rappresentanti europei, associazioni di categoria, consumatori ed esperti del mondo accademico. I lavori dovrebbero concludersi entro il 30 giugno 2026, con la possibilità di avviare anche una fase sperimentale. In gioco non c’è solo un’ora di sonno in più o in meno — ma una strategia più ampia legata alla sostenibilità energetica e alla competitività del sistema produttivo italiano.
Il nodo europeo: la proposta del 2019 si è arenata, ora tocca ai singoli Stati
Il tema non è nuovo nemmeno a livello europeo. Nel 2018 la Commissione europea aveva promosso una consultazione pubblica raccogliendo il parere di milioni di cittadini: la larga maggioranza si era espressa a favore della fine del sistema attuale dei due cambi annuali. Nel 2019 il Parlamento europeo aveva approvato una proposta per lasciare ai singoli Stati la libertà di scegliere tra ora legale permanente e ora solare permanente. Il processo si era però bloccato — a causa della pandemia e delle divergenze tra i Paesi membri — e da allora non si è più mosso nulla a livello comunitario. L’Italia si muove quindi in modo autonomo, come altri Paesi stanno facendo.
Risparmio energetico e CO2: i numeri che spingono verso il cambiamento
Tra gli argomenti più forti a favore dell’ora legale permanente ci sono quelli legati al risparmio energetico. Secondo i dati forniti da Terna, tra il 2004 e il 2025 l’adozione dell’ora legale ha consentito una riduzione significativa dei consumi di energia elettrica, con effetti positivi anche sui costi sostenuti dai cittadini. A questo si aggiunge il tema delle emissioni di CO2: le stime indicano una diminuzione annua delle emissioni paragonabile a quella ottenibile attraverso la piantumazione di milioni di alberi. Se l’ora legale restasse tutto l’anno, questi benefici si estenderebbero anche ai mesi invernali — oggi sacrificati al ritorno all’ora solare.