Eccole: il bollo auto, il canone radiotelevisivo, i diritti catastali, l’imposta di bollo, l’imposta di registro e sostitutiva, l’imposta ipotecaria, l’imposta sul patrimonio netto delle imprese, l’imposta su imbarcazioni e aeromobili, l’imposta sulle transazioni finanziarie, l’imposta su successioni e donazioni, l’imposta sui depositi bancari. A queste si aggiunge, come già detto, la patrimoniale immobiliare nella sua forma attuale. Dodici voci, dodici prelievi, dodici strumenti con cui lo Stato attinge già oggi al patrimonio dei cittadini.
La domanda che Capezzone rivolge al PD è quindi diretta: “Che altro vuole?” Una tredicesima patrimoniale? O forse, nella logica della sinistra, essere ricchi è di per sé una colpa che giustifica l’esproprio?
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Il paradosso politico: discutere di patrimoniali future per nascondere quelle presenti
L’analisi di Capezzone tocca infine un punto che va oltre la polemica di giornata. Il vero paradosso, sostiene, è che il dibattito pubblico si concentri su patrimoniali eventuali e future, mentre quella presente — quella che esiste, pesa e paga — rimane nell’ombra. Un meccanismo di distrazione politica che permette alla sinistra di presentarsi come paladina della giustizia fiscale senza mai fare i conti con la realtà di un Paese già tra i più tassati d’Europa sul fronte patrimoniale.
Il silenzio su Ravenna e il clamore sulla patrimoniale, letti insieme, raccontano secondo Capezzone una sinistra che sceglie accuratamente su cosa parlare e su cosa tacere. Una sinistra che, quando la realtà non fa comodo, preferisce cambiare argomento.