Il caso Garlasco torna al centro dell’attenzione mediatica con una nuova mossa della Procura di Pavia. In una memoria inviata ai periti, firmata dai pm Giuliana Rizza, Valentina De Stefano e Stefano Civardi, è stata chiesta l’estensione della ricerca di impronte digitali latenti su quattro oggetti mai esaminati: l’etichetta arancione di una bottiglia di Estathé, un sacchetto della spazzatura, quello dei biscotti e quello dei cereali. Tutti prelevati dalla casa di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007.
Leggi anche:Roma, 80 fiale di fentanyl sparite da un ospedale: riunione d’urgenza a Palazzo Chigi, indaga il NAS
Leggi anche:Castiglion Fiorentino, ultraleggero precipita al decollo: morto il pilota Claudio Benelli
Leggi anche:“Lo coprono di soldi”. Centinaia di migliaia di euro per Alberto Stasi: De Rensis vuota il sacco
La ricerca dovrà avvenire, scrivono i magistrati, “con modalità dattiloscopiche concordate tra i periti e i consulenti tecnici, trattandosi di attività irripetibile soggetta a modificazione non evitabile a causa del tempo trascorso”.
Tracce genetiche: Chiara sui Fruttolo, Stasi sull’Estathé
I primi risultati genetici dell’incidente probatorio rivelano che sui Fruttolo e su un piattino di plastica sono presenti tracce di DNA di Chiara Poggi, mentre sulla cannuccia del tè Estathé ci sarebbe il DNA di Alberto Stasi. I dati, confermati da più fonti all’Adnkronos, sono stati anticipati da Corriere della Sera e Il Tempo.
Altri oggetti, come il sacchetto dei cereali e la busta della pattumiera, mostrerebbero anche in questi casi tracce genetiche della vittima. Resta ancora da analizzare un capello trovato nel pattume, che potrebbe rivelare elementi determinanti.
De Rensis a Zona Bianca: “Ci sono elementi che possono riscrivere la storia”
L’avvocato Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi, ha parlato ieri sera a Zona Bianca, lanciando un messaggio chiaro: “Con tutti i condizionali del caso, relativamente alla spazzatura potrebbero emergere indicazioni che, lette nel modo giusto, sono molto interessanti”.
Nel dettaglio, De Rensis ha fatto riferimento alla lattina di Estathé citata dallo stesso procuratore Napoleone come parte abituale della sua dieta: “Sulla cannuccia potrebbe esserci una traccia. Anche sulla cartina del Fruttolo, sulla pellicola, ci sarebbe il DNA di Chiara. Idem sul piattino e sulla confezione dei cereali”.
“Tutti coloro che per anni hanno detto che nella spazzatura non c’era nulla – ha aggiunto – potrebbero dover rivedere la propria posizione. È una parte dell’indagine che va osservata con fiducia, perché potrebbe aiutare a riscrivere la storia di quella mattina”.
La difesa di Sempio: “Mai entrato in casa Poggi”
, nuovo indagato per l’omicidio, continua a dichiararsi estraneo. La sua legale Angela Taccia ha affermato all’Adnkronos: “I risultati confermano quanto sempre sostenuto da Andrea: non è mai entrato in quella casa il 13 agosto 2007. Attendiamo fiduciosi che i periti completino il loro lavoro”.
Tuttavia, i consulenti della difesa di Sempio avanzano dubbi sulla conservazione dei rifiuti, rimasti in casa Poggi per circa otto mesi prima del sequestro ufficiale. Un elemento che, secondo loro, potrebbe influire sulla validità delle tracce rilevate.
Il mistero della “traccia 10” e la richiesta di nuove tecniche di analisi
Altro nodo centrale è la cosiddetta “traccia 10”, rinvenuta sulla parte interna della porta d’ingresso della villetta. Secondo la Procura, non apparterrebbe né a Stasi né a Sempio. Ma il genetista Ugo Ricci, consulente della difesa Stasi, ha chiesto di analizzarla con una tecnica specifica.
I consulenti della famiglia Poggi si sono opposti, invocando la necessità di seguire una metodologia unica per tutte le tracce, onde evitare differenze che possano alterare i risultati.
La birra doppia, il colonnello Cassese e il sogno di De Rensis
De Rensis ha aggiunto un dettaglio curioso: “La lattina di birra doppia che Alberto ha bevuto c’era, ed è stata trovata nel frigorifero. Lo abbiamo dimostrato all’epoca con precisione”. E ha concluso con una battuta: “Il mio sogno è incontrare l’ex colonnello Cassese e fargli delle domande che nessuno gli ha mai posto. Se me lo consente, lo farò”.
Intanto, l’inchiesta prosegue. E con l’analisi delle nuove tracce, la verità potrebbe riemergere dopo 18 anni di dubbi, errori e misteri irrisolti.


