Secondo diversi costituzionalisti, in presenza di presupposti rivelatisi falsi potrebbe aprirsi una nuova valutazione istituzionale. In linea teorica, se il decreto fosse stato firmato sulla base di elementi successivamente smentiti, potrebbe essere esaminata la possibilità di intervenire sul provvedimento originario.
Si tratta però di un terreno giuridico molto complesso, perché la revoca di una grazia per motivi diversi da quelli espressamente previsti non è disciplinata in modo chiaro dalla legge.
Il ruolo del Ministero e della Procura
Nel procedimento di concessione della grazia, il Ministero della Giustizia raccoglie la documentazione necessaria e acquisisce il parere del procuratore generale presso la Corte d’Appello. Spetta poi al ministro trasmettere il fascicolo al Quirinale con una valutazione finale favorevole o contraria.
La decisione definitiva resta però esclusivamente del Presidente della Repubblica. Per questo motivo le nuove verifiche chieste nelle ultime ore puntano soprattutto a chiarire se tutte le informazioni trasmesse durante l’istruttoria fossero effettivamente corrette.
Un precedente che potrebbe fare scuola
Al di là del singolo caso, la vicenda potrebbe trasformarsi in un precedente importante sul rapporto tra potere di clemenza e controllo successivo degli atti. Se dalle verifiche dovessero emergere incongruenze sostanziali, il dibattito potrebbe spingersi fino ai limiti costituzionali del potere presidenziale.
Per ora nessuna decisione è stata presa, ma il caso Minetti sta già diventando uno dei passaggi più delicati degli ultimi anni sul piano istituzionale, perché mette al centro non solo una persona, ma il significato stesso di uno degli atti più sensibili previsti dall’ordinamento italiano.