La normativa fissa un tetto massimo di 516.456 euro per l’ingiusta detenzione. Applicando il parametro standard, che prevede circa 235 euro per ogni giorno di reclusione patito, il risarcimento potenziale per i 694 giorni trascorsi da Dassilva dietro le sbarre supererebbe i 163.000 euro.
Si tratta, è bene ribadirlo, di una stima legata a un’ipotesi: l’erogazione dell’indennizzo dipenderà infatti dall’esito definitivo del percorso giudiziario. In assenza di una sentenza irrevocabile, ogni quantificazione resta puramente indicativa.
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Un percorso giudiziario non ancora concluso
Proprio per questo, la vicenda è tutt’altro che chiusa. L’eventuale prosecuzione del procedimento nei gradi successivi rappresenta un passaggio determinante non solo per la posizione di Dassilva, ma anche per la definizione di ogni aspetto collaterale, compreso quello economico.
Nel frattempo, l’omicidio di Pierina Paganelli resta una vicenda dai contorni ancora aperti, in attesa che la giustizia faccia il suo corso. La memoria della vittima e la ricerca di una verità definitiva restano al centro di un caso che continua a tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica.
Cosa succede ora
Per il momento, dunque, la difesa di Dassilva guarda ad altri fronti, rinviando a un secondo momento la questione dell’indennizzo. Sarà l’evoluzione del percorso processuale a stabilire se e quando si potranno concretizzare i presupposti per la richiesta di risarcimento, in un quadro che resta in continua evoluzione.