Il caso era esploso in Aula dopo l’intervento di Silvestri, che aveva accusato la presidente del Consiglio di non aver “rialzato la schiena” davanti a Stati Uniti e Israele, ma di aver “indossato delle ginocchiere per stare più comoda”. Una frase interpretata da gran parte dei presenti come un’allusione a sfondo sessista.
La replica di Meloni era stata durissima: la premier aveva rivendicato di essere arrivata alla guida del governo senza mai indossare ginocchiere, senza favoritismi e senza scorciatoie. Parole accolte da una standing ovation della maggioranza.
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Le scuse che non spengono il caso
Silvestri ha successivamente provato a chiarire, sostenendo che il riferimento riguardasse la “postura politica” del governo nei confronti di Donald Trump e Benjamin Netanyahu, e non un’allusione sessista. Una spiegazione che, però, non è bastata a placare le polemiche.
Dalla maggioranza sono arrivate critiche severe, con la richiesta rivolta al Movimento 5 Stelle di prendere le distanze da un’espressione giudicata offensiva e misogina. In questo clima già teso si è inserita la presa di posizione di Vannacci, destinata a tenere vivo un dibattito che continua a dividere maggioranza e opposizione.
Un caso che non si chiude
L’intervento del generale conferma quanto la vicenda sia diventata un terreno di scontro politico più ampio, capace di coinvolgere anche soggetti esterni al duello diretto tra governo e M5S. Tra rivendicazioni, smentite e prese di posizione, il caso ginocchiere resta uno dei temi più discussi della settimana parlamentare, segno di un confronto politico sempre più aspro.