Trent’anni di lavoro nella stessa azienda, poi un detersivo da 2,90 euro e una lettera di licenziamento per giusta causa. La storia della cassiera del punto vendita Pam di Grosseto aveva fatto il giro d’Italia quando era emersa, scatenando indignazione trasversale — da chi lavorava nella grande distribuzione a chi non aveva mai messo piede in un supermercato. Adesso quella storia si è chiusa, anche se non nel modo in cui la protagonista avrebbe sperato: le parti hanno raggiunto un verbale di conciliazione davanti al giudice Giuseppe Grosso, con un risarcimento economico non reso noto. Il lavoro, però, non lo riavrà.
Ripercorrere la dinamica dei fatti aiuta a capire perché questa vicenda abbia colpito così tanto. Non si tratta di un caso di furto deliberato, di sottrazione sistematica di merce o di comportamento fraudolento. Si tratta di una sequenza di eventi banali, la cui sfortuna è stata quella di svolgersi sotto gli occhi di una telecamera di sorveglianza — e di finire in mano a un’azienda che ha scelto di interpretarla come giustificazione sufficiente per mandare via una dipendente dopo tre decenni di servizio.



















