Il dibattito sull’efficacia degli strumenti di tutela per le donne torna al centro dopo il femminicidio di Lorena Isceri. A intervenire è la senatrice Giulia Bongiorno, prima firmataria del Codice Rosso, che in un’intervista al Giornale distingue tra il testo della legge e il modo in cui viene applicato.
«Chi dice che non funziona confonde il testo della norma con la sua applicazione», afferma. Secondo la senatrice il provvedimento «impone tempi serrati per aiutare la donna», ma il problema è che «non sempre questi tempi vengono rispettati».
«Le forze dell’ordine a volte lavorano in modo eccellente»

Nella sua analisi Bongiorno riconosce che forze dell’ordine e magistratura in molti casi operano in maniera efficace, mentre in altri non applicano correttamente quanto previsto dalla normativa.
Da qui l’insistenza su un punto che considera decisivo: «È indispensabile il rispetto dei tempi». Un elemento che, nelle situazioni di rischio, può fare la differenza tra un intervento efficace e uno tardivo.
«L’unico responsabile è l’uomo. Stop»
Il passaggio più netto dell’intervista riguarda l’attribuzione delle responsabilità: «Quando un uomo uccide una donna l’unico responsabile è l’uomo. Stop».
La senatrice punta poi il dito sulle misure adottate nei casi di rischio: «Troppo spesso si applicano misure blande: è evidente che un divieto di avvicinamento non è abbastanza per fermare un uomo aggressivo».
La ricetta delle “quattro P”
Bongiorno sottolinea che il tema della violenza di genere va affrontato «senza divisioni, su più fronti», e propone uno schema articolato su quattro direttrici.
Prevenire, diffondendo tra i più giovani una cultura del rispetto e della parità. Parlare, aiutando le donne a riconoscere i segnali che precedono la violenza. Proteggere, intervenendo subito dopo la denuncia con misure adeguate. Punire, applicando dopo processi rapidi sanzioni proporzionate alla gravità del reato.
La risposta all’appello del padre
Sull’appello alla politica rivolto dal padre della vittima, la senatrice riconosce la forza del messaggio: «È riuscito a mandare un messaggio forte e chiaro sollecitando impegno senza divisioni».
Nel merito, ricorda gli interventi legislativi della legislatura: il potenziamento delle misure di prevenzione, il rafforzamento del Codice Rosso, l’introduzione di misure contro l’inquinamento delle prove e l’approvazione della legge che ha istituito il nuovo reato di femminicidio.
Imparare a riconoscere i segnali
C’è però un fronte che secondo Bongiorno resta cruciale e riguarda la capacità di intercettare le situazioni prima che degenerino.
«Credo sia importante agire anche per aiutare le donne a decifrare i primi segnali dell’escalation», spiega, indicandone alcuni in particolare: controlli, minacce, insulti. Comportamenti spesso sottovalutati ma che, nella letteratura sul tema, precedono frequentemente le forme più gravi di violenza.
Gli accertamenti sul caso
Sul fronte giudiziario, nella giornata odierna potrebbero emergere nuovi elementi. La Procura di Firenze procederà con gli accertamenti medico-legali disposti nell’ambito dell’inchiesta.
In particolare, l’esame relativo alla donna dovrà stabilire il momento del decesso e fornire indicazioni utili alla ricostruzione complessiva della dinamica dei fatti, avvenuti sull’A1 nei pressi di Barberino di Mugello.
Se subisci violenza o conosci una donna in difficoltà, puoi chiamare gratuitamente il 1522, numero antiviolenza e stalking attivo 24 ore su 24. In caso di pericolo immediato, contatta il 112.