Il caso della famiglia anglo-australiana di Palmoli, in Abruzzo, continua a dividere l’Italia. Dopo la decisione del Tribunale per i minorenni dell’Aquila di allontanare i tre figli della coppia formata da Catherine Birmingham e Nathan Trevillion, una nuova voce entra nel dibattito: quella dei vicini e degli amici, che offrono una ricostruzione diversa rispetto all’immagine di isolamento assoluto che ha dominato la discussione pubblica.

La famiglia viveva in un rudere privo di acqua, bagno ed elettricità tradizionale, con riscaldamento garantito da stufa e caminetto e un pannello solare come unica fonte di energia. Proprio queste condizioni hanno portato le autorità a intervenire, trasferendo i minori in una struttura protetta. Ma la comunità locale parla di un quadro più complesso.
I vicini: “Non erano soli, c’era una comunità di 60 persone”
A raccontarlo è Davide, musicista e padre di due figli, che ha descritto ai media una realtà molto diversa: “Voi userete quella parolaccia, guru, ma per noi sono semplicemente due persone impegnate in un progetto di autosufficienza energetica, materiale e spirituale”.
Davide parla di incontri frequenti, attività comunitarie e un contesto sociale vivo: circa sessanta persone si radunano regolarmente all’aperto per suonare, parlare, condividere cibo e momenti collettivi. “Questo dimostra che i bambini non crescevano soli o isolati”, aggiunge.

Musica, natura e rituali attorno al fuoco
Le testimonianze parlano di serate con chitarre, violini, strumenti etnici, abbracci e discussioni “per reimparare a essere gentili ed empatici”. Una filosofia che riflette il rifiuto del consumismo e un ritorno alla semplicità, con un forte accento su natura e spiritualità.
“Un ambiente positivo per i bambini”, ma restano dubbi sulla sicurezza
I vicini descrivono i figli come bambini aperti, socievoli e seguiti: “Galorian, il gemello, è portatissimo per la musica”. Il padre Nathan è molto coinvolto nella cura degli animali e dell’orto, un contesto che – secondo la comunità – darebbe stabilità e serenità ai piccoli.
Ma lo stesso Davide ammette che alcune criticità strutturali esistono: l’assenza dei bagni e la precarietà dell’abitazione, anche se – sostiene – “il papà sta già provvedendo”.
“Scuola in regola e niente isolamento”: la questione istruzione
Un punto che i vicini tengono a chiarire è quello dell’istruzione: “I bambini sono inseriti in un percorso perfettamente legittimo. Tutto in regola”. La coppia ha attivato la scolarizzazione parentale, permessa dalla legge italiana, e gli attestati ufficiali sarebbero stati consegnati alla scuola competente.
Per quanto riguarda le relazioni sociali, Davide ribadisce: “Non vedo radicalismo nel voler fare il contadino. Il babbo e la mamma sono persone solari, aperte, e i bambini hanno un contesto sociale più ricco di chi vive davanti a un telefono”.
Il caso resta profondamente divisivo. Da una parte una famiglia che rivendica la libertà di vivere secondo i propri valori; dall’altra il Tribunale che ha ravvisato condizioni di rischio legate alla salute, all’igiene e alla sicurezza dei minori. La vicenda ha innescato una reazione politica senza precedenti, con l’intervento di ministri, premier e associazioni magistrati.















