Il caso della famiglia anglo-australiana di Palmoli, in Abruzzo, continua a dividere l’Italia. Dopo la decisione del Tribunale per i minorenni dell’Aquila di allontanare i tre figli della coppia formata da Catherine Birmingham e Nathan Trevillion, una nuova voce entra nel dibattito: quella dei vicini e degli amici, che offrono una ricostruzione diversa rispetto all’immagine di isolamento assoluto che ha dominato la discussione pubblica.

Leggi anche:Tragedia sulla statale del Verbano: auto travolge gruppo di ragazzi, muore una 17enne
Leggi anche:Nicola De Paoli muore a 29 anni nel sonno: la fidanzata lo trova senza vita al risveglio
Leggi anche:Caso Minetti, la testimone chiave ritratta tutto davanti al notaio
La famiglia viveva in un rudere privo di acqua, bagno ed elettricità tradizionale, con riscaldamento garantito da stufa e caminetto e un pannello solare come unica fonte di energia. Proprio queste condizioni hanno portato le autorità a intervenire, trasferendo i minori in una struttura protetta. Ma la comunità locale parla di un quadro più complesso.
I vicini: “Non erano soli, c’era una comunità di 60 persone”
A raccontarlo è Davide, musicista e padre di due figli, che ha descritto ai media una realtà molto diversa: “Voi userete quella parolaccia, guru, ma per noi sono semplicemente due persone impegnate in un progetto di autosufficienza energetica, materiale e spirituale”.
Davide parla di incontri frequenti, attività comunitarie e un contesto sociale vivo: circa sessanta persone si radunano regolarmente all’aperto per suonare, parlare, condividere cibo e momenti collettivi. “Questo dimostra che i bambini non crescevano soli o isolati”, aggiunge.

Musica, natura e rituali attorno al fuoco
Le testimonianze parlano di serate con chitarre, violini, strumenti etnici, abbracci e discussioni “per reimparare a essere gentili ed empatici”. Una filosofia che riflette il rifiuto del consumismo e un ritorno alla semplicità, con un forte accento su natura e spiritualità.
“Un ambiente positivo per i bambini”, ma restano dubbi sulla sicurezza
I vicini descrivono i figli come bambini aperti, socievoli e seguiti: “Galorian, il gemello, è portatissimo per la musica”. Il padre Nathan è molto coinvolto nella cura degli animali e dell’orto, un contesto che – secondo la comunità – darebbe stabilità e serenità ai piccoli.
Ma lo stesso Davide ammette che alcune criticità strutturali esistono: l’assenza dei bagni e la precarietà dell’abitazione, anche se – sostiene – “il papà sta già provvedendo”.
“Scuola in regola e niente isolamento”: la questione istruzione
Un punto che i vicini tengono a chiarire è quello dell’istruzione: “I bambini sono inseriti in un percorso perfettamente legittimo. Tutto in regola”. La coppia ha attivato la scolarizzazione parentale, permessa dalla legge italiana, e gli attestati ufficiali sarebbero stati consegnati alla scuola competente.
Per quanto riguarda le relazioni sociali, Davide ribadisce: “Non vedo radicalismo nel voler fare il contadino. Il babbo e la mamma sono persone solari, aperte, e i bambini hanno un contesto sociale più ricco di chi vive davanti a un telefono”.
Il caso resta profondamente divisivo. Da una parte una famiglia che rivendica la libertà di vivere secondo i propri valori; dall’altra il Tribunale che ha ravvisato condizioni di rischio legate alla salute, all’igiene e alla sicurezza dei minori. La vicenda ha innescato una reazione politica senza precedenti, con l’intervento di ministri, premier e associazioni magistrati.