Da Palazzo Chigi viene inoltre precisato che la misura riguarda esclusivamente la riorganizzazione amministrativa e non comporta la chiusura di scuole, plessi o interventi diretti sull’offerta formativa.
Le Regioni nel mirino e le tensioni politiche
Umbria, Toscana, Emilia-Romagna e Sardegna erano già state convocate nelle scorse settimane per un confronto sul taglio dei dirigenti scolastici previsto dai progetti legati al Pnrr. Nelle lettere di convocazione, riferisce il governo, era già stato preannunciato il possibile ricorso al commissariamento.
La reazione delle amministrazioni locali non si è fatta attendere. A criticare duramente la decisione è stata la presidente dell’Umbria Stefania Proietti, che ha parlato di una scelta penalizzante soprattutto per le aree interne.
“Ci siamo opposti a ulteriori tagli delle autonomie scolastiche nelle zone più fragili – ha spiegato – perché togliere una scuola significa togliere un pezzo di comunità”.
L’attacco del Partito democratico
Ancora più duro il commento del Partito democratico, che accusa il governo di aver imposto una forzatura istituzionale. Secondo i dem, il dimensionamento non può essere ridotto a una semplice questione numerica.
“Il dimensionamento scolastico non è solo una questione di numeri – afferma il Pd – ma riguarda equità, accessibilità e qualità dell’istruzione. La nomina di un commissario rischia di ignorare le specificità territoriali, sociali e culturali delle singole Regioni”.
Il confronto resta aperto e si preannuncia un nuovo terreno di scontro tra governo centrale e amministrazioni locali, in un momento già delicato per il sistema scolastico italiano, alle prese con il calo demografico e la riorganizzazione imposta dal Pnrr.


















