Affondo a tutto campo di Giuseppe Conte contro il governo. Intervistato da Bruno Vespa al Forum in Masseria a Manduria, in provincia di Taranto, il leader del Movimento 5 Stelle ha attaccato Giorgia Meloni, sostenendo che l’esecutivo si regga su un patto con i poteri forti e definendo la premier diventata “la beniamina dell’establishment”.
L’accusa sull’establishment

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Secondo Conte, Meloni colpirebbe sistematicamente il suo governo ma non quello di Mario Draghi, segno di una vicinanza ai centri di potere economico e finanziario, europeo e internazionale. L’ex premier ha sostenuto che, se avesse stretto accordi per favorire l’industria delle armi, le banche, le assicurazioni e i fondi di investimento internazionali, sarebbe “durato” di più.
Al contrario, ha rivendicato di aver adottato misure a favore di chi era in difficoltà e di aver fatto crescere l’industria, pagando però con la fine anticipata della sua esperienza di governo. Un riferimento anche ai 209 miliardi del PNRR, che secondo Conte avrebbe gestito con rigore e presìdi di legalità.
“Cinque anni e zero riforme”
Il leader M5S ha poi accusato l’esecutivo di aver tradito la propria vocazione di destra sociale pur di restare al governo. Pur riconoscendo che la maggioranza sia destinata a durare, Conte ha previsto un bilancio impietoso: l’esecutivo potrà fregiarsi del titolo di governo più longevo della storia repubblicana, ma archivierà, a suo dire, “cinque anni e zero riforme”.
Quanto alla compattezza della coalizione, Conte ne ha contestato l’immagine: a suo giudizio i partiti di maggioranza litigherebbero su ogni tema, con tensioni interne sempre più evidenti. Il governo durerebbe non per coesione, ma per la volontà di restare saldamente al proprio posto.
Il rapporto con Trump
Spazio anche alla politica internazionale. Riferendosi ai rapporti tra il governo Meloni e Donald Trump, Conte ha parlato di un’Italia “mollata” dal presidente americano dopo una corteggiamento insistente e senza aver ottenuto nulla di concreto in cambio. Una critica netta alla strategia diplomatica dell’esecutivo.