Sul fronte identitario, Conte ha spiegato la scelta della definizione di “progressisti indipendenti”, voluta dalla base. Il Movimento, ha chiarito, non si definisce “sinistra” perché forza giovane e non legata alle famiglie politiche tradizionali, ma punta ad abbracciare un campo più ampio in contrapposizione alle forze conservatrici.
Tra i pilastri indicati: la legalità interna e internazionale, definita “il potere di chi non ha potere”; la giustizia sociale, con la necessità di regolamentare il mercato per non ampliare il divario tra ricchi e ceto medio impoverito; e la sicurezza, che ha assicurato sarà un punto fermo in un eventuale programma di governo.
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L’affondo su Vannacci e i migranti
Sul tema migranti, Conte ha accusato il governo di non aver risolto il problema dei rimpatri, andando avanti “a forza di slogan e propaganda”. Particolarmente duro l’attacco a Roberto Vannacci e alla sua proposta di remigrazione, bollata come “una grande truffa” e definita una soluzione “impraticabile e incostituzionale”.
Un intervento, quello del leader pentastellato, costruito per marcare con nettezza la distanza dall’esecutivo e per rilanciare l’identità del Movimento in vista delle prossime scadenze politiche. Parole che, prevedibilmente, alimenteranno il già acceso confronto tra maggioranza e opposizione.