Un libro che non è ancora uscito ufficialmente e ha già innescato uno scontro politico di prima grandezza. Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle, ha presentato lunedì 13 aprile al Tempio di Adriano di Roma il suo volume Una nuova primavera. La mia storia, i nostri valori, la sfida progressista per l’Italia. Le anticipazioni circolate nelle ore precedenti hanno fatto esplodere Luigi Di Maio, che ha risposto con tre storie consecutive su Instagram. Botta e risposta, senza esclusione di colpi.
Al centro dello scontro ci sono due episodi ricostruiti da Conte nel libro: la manovra che portò alla rielezione di Sergio Mattarella come presidente della Repubblica nel gennaio 2022 e i rapporti tutt’altro che idilliaci con Mario Draghi, Beppe Grillo e l’ex ministro degli Esteri durante il governo di unità nazionale.
Cosa scrive Conte nel libro

Uno dei passaggi più esplosivi riguarda la corsa al Quirinale del 28 gennaio 2022. Secondo la ricostruzione dell’ex premier, a un certo punto la convergenza su Elisabetta Belloni — diplomatica di alto profilo e all’epoca a capo del Dis, l’agenzia di coordinamento dell’intelligence — sembrava molto ampia, con il consenso di Salvini, Meloni e una larga parte del centrosinistra.
Fu proprio in quel momento, scrive Conte, che partì un “attacco concentrico” per bruciare la candidatura Belloni, guidato da Matteo Renzi, da Lorenzo Guerini del Pd e da Luigi Di Maio stesso, descritto come “deciso a contrastare qualsiasi nominativo appoggiato da me”. Una ricostruzione che Di Maio ha definito senza mezzi termini “completamente falsa”.
L’altra bomba riguarda il periodo del governo Draghi. Conte racconta di essersi trovato in un paradosso: dover difendere il programma del M5S contro le pressioni che arrivavano persino dall’interno, con Beppe Grillo che — a suo dire — aveva costruito un rapporto personale con l’allora presidente del Consiglio. Un rapporto che, secondo l’ex premier, veniva usato “per tenere sotto scacco politico il Movimento”. Il punto più delicato: Draghi avrebbe tentato di convincere Grillo a isolare Conte e sostenere Di Maio al suo posto.
Di Maio non ci sta: “Pessima caduta di stile”
La reazione di Di Maio, oggi rappresentante speciale dell’Unione Europea per il Golfo Persico, è arrivata rapida e tagliente. Attraverso tre storie su Instagram, l’ex capo politico del Movimento ha prima rivendicato con orgoglio i due presunti “capi d’accusa” mossigli da Conte: aver contribuito alla rielezione di Mattarella e aver goduto della stima di Draghi. “Due cose di cui sono profondamente orgoglioso”, ha scritto.
Ma poi ha alzato il tiro. L’episodio citato da Conte sul tentativo di Draghi di isolare il leader M5S sarebbe, secondo Di Maio, “completamente falso”. E il fatto che la fonte di quella rivelazione — il sociologo Domenico De Masi, nel frattempo scomparso — non possa più rispondere, rende la cosa ancora più grave. Per Di Maio si tratta di una “pessima caduta di stile”.
Il paradosso del “campo largo”
L’attacco più politicamente efficace di Di Maio è però di natura strategica. I “congiurati” descritti nel libro di Conte — Renzi, Guerini e altri esponenti dell’area draghiana — sono oggi i suoi stessi alleati nel cosiddetto campo largo. Sono le stesse persone con cui Conte governa in alcune realtà locali, e con cui il M5S si troverà a fare accordi nei collegi uninominali alle prossime elezioni politiche.
“Nel suo libro si racconta come vittima di queste persone. Nella realtà ci governa insieme”, ha scritto Di Maio, con una sintesi che difficilmente si presta a repliche semplici. Un corto circuito politico che Conte non ha del tutto sciolto durante la presentazione, limitandosi a osservare, con una punta di ironia, che Di Maio “deve leggere tutto il libro per avere un’impressione più completa”. E sottolineando di essere rimasto sorpreso che, con quanto stava accadendo in Medio Oriente, l’ex ministro avesse trovato il tempo di leggere la rassegna stampa.
Conte parla anche di coalizione e primarie
Durante la presentazione, l’ex premier ha affrontato anche il tema della costruzione del centrosinistra in vista delle prossime elezioni. Ha ribadito che Pd, M5S e Alleanza Verdi e Sinistra rappresentano già un nucleo di partenza solido, aperto ad altri soggetti che vorranno aderire. Sul nodo della leadership, ha detto di essere stato “l’ultimo a chiedere le primarie”, ricordando la disponibilità di Schlein, e ha precisato che il meccanismo automatico per cui il partito con più voti esprime il premier funziona a destra, dove esiste una consolidata consuetudine di alleanza, ma non necessariamente nel campo progressista.
Ha poi parlato di Beppe Grillo, fondatore del Movimento con cui i rapporti si sono incrinati in modo profondo: “Non mi sono mai considerato nemico di Beppe Grillo. Semmai sono stato attaccato da lui”. E sulla causa legale intentata da Grillo su nome e simbolo del M5S, Conte ha detto di non avere paura: “Essendo avvocato ho studiato bene le cose”.
Un libro che divide prima ancora di uscire
Raramente in Italia un libro politico ha prodotto polemiche così accese ancora prima della pubblicazione ufficiale. Le anticipazioni selezionate da Conte — o dal suo entourage — sembrano costruite per massimizzare l’impatto mediatico, raccontando retroscena che toccano figure ancora pienamente attive