Un nome che sembra uscito da un romanzo di spionaggio, ma che oggi torna tragicamente nella cronaca italiana. La ricina, una delle sostanze più tossiche conosciute, è al centro delle indagini sulla morte di una madre e di sua figlia in Molise, trasformando un caso inizialmente ambiguo in un possibile duplice omicidio.
Un veleno nascosto in una pianta comune

La ricina è una tossina naturale che si ricava dai semi del ricino, una pianta molto diffusa anche in Italia e spesso utilizzata a scopo ornamentale. Dietro il suo aspetto innocuo si nasconde però una sostanza estremamente pericolosa.
Bastano quantità minime per provocare effetti devastanti sull’organismo umano. È proprio questa combinazione tra apparente normalità e potenza letale a renderla particolarmente insidiosa.
Come agisce sull’organismo
Il meccanismo d’azione della ricina è tanto semplice quanto efficace. Una volta entrata nel corpo, la tossina penetra nelle cellule e blocca i ribosomi, impedendo la produzione di proteine essenziali.
Quando le cellule non riescono più a svolgere le loro funzioni vitali, iniziano a morire. Il processo si estende progressivamente agli organi, portando a un deterioramento rapido e spesso irreversibile delle condizioni del paziente.
Sintomi e conseguenze
I sintomi variano a seconda della modalità di esposizione, ma possono essere estremamente gravi. In caso di ingestione, si manifestano disturbi gastrointestinali violenti, con vomito e complicazioni interne. Se inalata, la sostanza può causare gravi danni ai polmoni e difficoltà respiratorie.
Nei casi più severi, l’evoluzione porta a un collasso progressivo degli organi vitali. Ed è proprio questa rapidità di azione a rendere la ricina così difficile da contrastare.
Un’arma della Guerra Fredda
La ricina è entrata nella storia anche per il suo utilizzo in operazioni di intelligence. Il caso più noto risale al 1978, quando il dissidente bulgaro Georgi Markov fu assassinato a Londra con un dispositivo nascosto in un ombrello.