Momenti di altissima tensione davanti al tribunale di Crans-Montana. Jacques e Jessica Moretti, proprietari del discobar Constellation dove nella notte di Capodanno sono morte 41 persone e 115 sono rimaste ferite, sono stati aggrediti verbalmente e fisicamente da alcuni familiari delle vittime pochi minuti prima dell’inizio dell’interrogatorio di Jessica.
Il parapiglia davanti all’aula

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Alle 8 del mattino un gruppo di familiari si è radunato davanti all’edificio dove si svolgeva l’audizione. «Vogliamo stare davanti alla Moretti. Non per provocare. Non per gridare. Semplicemente perché ci vedano», avevano spiegato inizialmente.
Ma la tensione accumulata nelle settimane successive alla tragedia è esplosa improvvisamente. Quando i coniugi Moretti sono arrivati, scortati dalla polizia e accompagnati dai loro avvocati, alcuni presenti si sono avventati contro di loro.
«Avete ucciso mio figlio», ha urlato un genitore. Un altro ha gridato: «Avete ucciso 40 persone, la pagherete per questo». Secondo i testimoni si è trattato di una scena drammatica, con i Moretti che cercavano di farsi strada tra la folla quasi indifesi.
Jessica Moretti è apparsa sotto choc, mentre le forze dell’ordine hanno dovuto intervenire per evitare che la situazione degenerasse ulteriormente.
L’incontro con la madre delle due ragazze ferite
Solo il giorno prima, Jacques e Jessica Moretti avevano vissuto un momento molto diverso. Durante una pausa dell’interrogatorio dell’imprenditore francese, indagato insieme alla moglie per la strage, si era svolto un incontro riservato con Leila Micheloud, madre di due ragazze gravemente ferite nell’incendio.
In apertura dell’audizione Jacques Moretti aveva pronunciato parole di scuse: «Chiedo scusa alle famiglie, nessun genitore dovrebbe vivere questa tragedia. Non penso ad altro».
L’incontro, durato circa 30 minuti, si è svolto in un’aula riservata. «È stato un momento di grande intensità, umanità e semplicità», ha raccontato Sébastien Fanti, avvocato della donna. Anche Yael Hayat, legale di Jessica Moretti, ha parlato di un passaggio importante verso una forma di ascolto reciproco.
Divisioni tra le famiglie delle vittime
Non tutti però hanno condiviso la scelta di quell’incontro. L’avvocato Romain Jordan, che rappresenta numerose famiglie delle vittime, ha criticato la mediatizzazione del momento: «Non c’è bisogno di spettacolarizzare un evento del genere».
Umberto Marcucci, padre di Manfredi, 16enne romano ricoverato al Niguarda di Milano, ha dichiarato: «Io li incontrerei. Non direi nulla. A volte il silenzio vale più di mille parole».
Un clima sempre più incandescente
L’episodio di questa mattina dimostra quanto il clima resti incandescente attorno all’inchiesta sulla strage del Constellation. Le responsabilità penali saranno accertate dal tribunale, ma il dolore delle famiglie continua a manifestarsi con forza, rendendo ogni comparizione pubblica degli indagati un momento ad altissimo rischio emotivo.
Intanto le indagini proseguono per chiarire le eventuali carenze nei sistemi di sicurezza e nei controlli. La tragedia di Capodanno a Crans-Montana ha aperto un dibattito più ampio sulla gestione delle emergenze nei locali pubblici e sui protocolli antincendio.
Il processo si preannuncia lungo e complesso. Ma fuori dalle aule, la ferita resta aperta.