lunedì, Gennaio 12

Crans-Montana, il bollettino dal Niguarda: “La lotta è dura”

La battaglia per salvare i ragazzi sopravvissuti al rogo di Capodanno a Crans-Montana è tutt’altro che conclusa. A confermarlo è il bollettino medico diffuso dall’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, che ha fatto il punto sulle condizioni dei dodici giovani ricoverati all’ospedale Niguarda di Milano dopo l’incendio che ha sconvolto la località svizzera.

Il quadro clinico resta estremamente complesso. Se da un lato iniziano a emergere alcuni segnali di miglioramento, dall’altro la maggior parte dei pazienti continua a lottare tra la rianimazione e il Centro grandi ustionati, in un percorso di cure che si preannuncia lungo, doloroso e carico di incognite.

Il rientro di Leonardo Bove e il quadro più grave

leonardo bove crans montana

Tra i casi più delicati c’è quello di Leonardo Bove, sedici anni, studente milanese rientrato in Italia solo dopo diversi giorni di ricovero in Svizzera. Il trasferimento al Niguarda è stato possibile esclusivamente quando le condizioni cliniche e meteorologiche lo hanno consentito. Leonardo presenta ustioni profonde su oltre il 50% del corpo, una percentuale che colloca il suo caso tra i più complessi dal punto di vista medico.

Il ragazzo è arrivato a Milano completamente sedato, intubato e bendato, dopo essere stato sottoposto a interventi urgenti negli ospedali svizzeri per stabilizzare le funzioni vitali. Per la famiglia sono stati giorni di angoscia assoluta: nelle ore immediatamente successive al rogo non era stato possibile localizzarlo con precisione, a causa della dispersione dei feriti in diverse strutture sanitarie oltreconfine.

Le complicanze più pericolose: polmoni e infezioni

Secondo quanto spiegato da Bertolaso, la sfida più insidiosa non riguarda soltanto la ricostruzione delle aree ustionate. Il vero nemico, in questa fase, è rappresentato dalle complicanze respiratorie e infettive. L’inalazione dei fumi tossici ha compromesso gravemente i polmoni di molti pazienti, esponendoli a infezioni difficili da controllare.

Alcuni ragazzi necessitano di ventilazione meccanica continua, altri sono sottoposti a dialisi a causa di un coinvolgimento renale. Leonardo Bove e un suo compagno di classe, Kean, si trovano ricoverati in posti letto adiacenti in terapia intensiva, entrambi intubati e sotto monitoraggio costante. Il rischio principale resta quello delle infezioni sistemiche, che possono compromettere rapidamente organi già messi a dura prova.

Il lavoro estenuante del Centro grandi ustionati

Il trattamento dei grandi ustionati comporta uno sforzo enorme per il personale sanitario. Ogni paziente viene sottoposto a medicazioni complete ogni 48 ore, procedure che durano anche due ore ciascuna e richiedono l’impiego contemporaneo di almeno quattro infermieri. Si tratta di interventi estremamente delicati e dolorosi, spesso eseguiti in sedazione.

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