mercoledì, Luglio 15

Crans-Montana, il bollettino dal Niguarda: “La lotta è dura”

La battaglia per salvare i ragazzi sopravvissuti al rogo di Capodanno a Crans-Montana è tutt’altro che conclusa. A confermarlo è il bollettino medico diffuso dall’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, che ha fatto il punto sulle condizioni dei dodici giovani ricoverati all’ospedale Niguarda di Milano dopo l’incendio che ha sconvolto la località svizzera.

Il quadro clinico resta estremamente complesso. Se da un lato iniziano a emergere alcuni segnali di miglioramento, dall’altro la maggior parte dei pazienti continua a lottare tra la rianimazione e il Centro grandi ustionati, in un percorso di cure che si preannuncia lungo, doloroso e carico di incognite.

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Il rientro di Leonardo Bove e il quadro più grave

leonardo bove crans montana

Tra i casi più delicati c’è quello di Leonardo Bove, sedici anni, studente milanese rientrato in Italia solo dopo diversi giorni di ricovero in Svizzera. Il trasferimento al Niguarda è stato possibile esclusivamente quando le condizioni cliniche e meteorologiche lo hanno consentito. Leonardo presenta ustioni profonde su oltre il 50% del corpo, una percentuale che colloca il suo caso tra i più complessi dal punto di vista medico.

Il ragazzo è arrivato a Milano completamente sedato, intubato e bendato, dopo essere stato sottoposto a interventi urgenti negli ospedali svizzeri per stabilizzare le funzioni vitali. Per la famiglia sono stati giorni di angoscia assoluta: nelle ore immediatamente successive al rogo non era stato possibile localizzarlo con precisione, a causa della dispersione dei feriti in diverse strutture sanitarie oltreconfine.

Le complicanze più pericolose: polmoni e infezioni

Secondo quanto spiegato da Bertolaso, la sfida più insidiosa non riguarda soltanto la ricostruzione delle aree ustionate. Il vero nemico, in questa fase, è rappresentato dalle complicanze respiratorie e infettive. L’inalazione dei fumi tossici ha compromesso gravemente i polmoni di molti pazienti, esponendoli a infezioni difficili da controllare.

Alcuni ragazzi necessitano di ventilazione meccanica continua, altri sono sottoposti a dialisi a causa di un coinvolgimento renale. Leonardo Bove e un suo compagno di classe, Kean, si trovano ricoverati in posti letto adiacenti in terapia intensiva, entrambi intubati e sotto monitoraggio costante. Il rischio principale resta quello delle infezioni sistemiche, che possono compromettere rapidamente organi già messi a dura prova.

Il lavoro estenuante del Centro grandi ustionati

Il trattamento dei grandi ustionati comporta uno sforzo enorme per il personale sanitario. Ogni paziente viene sottoposto a medicazioni complete ogni 48 ore, procedure che durano anche due ore ciascuna e richiedono l’impiego contemporaneo di almeno quattro infermieri. Si tratta di interventi estremamente delicati e dolorosi, spesso eseguiti in sedazione.

Attualmente sette ragazzi si trovano in terapia intensiva, mentre altri cinque sono ricoverati presso il Centro ustioni. Nei prossimi giorni potrebbero essere programmati ulteriori interventi di innesto cutaneo, necessari per favorire la guarigione delle aree più compromesse e ridurre il rischio di infezioni.

I primi spiragli: miglioramenti per alcuni pazienti

Nonostante la gravità generale, Bertolaso ha parlato di segnali incoraggianti. «Due o tre situazioni sono molto migliorate», ha dichiarato, spiegando che per alcuni ragazzi si inizia a intravedere una possibile uscita dalla fase più critica. In particolare, uno dei pazienti viene considerato fuori pericolo: riesce a muoversi autonomamente, anche se necessita ancora di medicazioni continue e assistenza costante.

Per altri due giovani si sta valutando il trasferimento in strutture ospedaliere diverse dal Niguarda, un passaggio che consentirebbe di proseguire le cure in un contesto meno emergenziale. Tuttavia, la maggior parte dei ricoverati resta in condizioni definite “particolarmente critiche”, con diversi livelli di gravità.

Il sostegno psicologico e la forza delle famiglie

Accanto alla battaglia clinica, si combatte anche quella psicologica. L’ospedale ha attivato un supporto dedicato per i familiari e per i pazienti coscienti, molti dei quali sono ancora sotto choc per quanto vissuto. Il trauma dell’incendio, la perdita di amici e la prospettiva di lunghi mesi di ospedale rappresentano un carico emotivo enorme.

Tra le storie emerse in queste ore, quella della famiglia Bove ha colpito particolarmente. Mattia, fratello maggiore di Leonardo, ha affrontato l’ultimo esame universitario proprio nei giorni dell’attesa per il rientro del fratello, superandolo con un ottimo risultato. Un gesto che Bertolaso ha voluto citare come simbolo di resilienza e di speranza in un contesto dominato dal dolore.

Una lotta lunga, senza illusioni ma senza resa

Il messaggio finale dell’assessore resta improntato a un realismo severo: «La lotta è estremamente dura». Non c’è spazio per facili ottimismi, ma nemmeno per il pessimismo assoluto. I medici continuano a lavorare senza sosta, consapevoli che il decorso sarà lungo e accidentato, ma determinati a non arrendersi davanti a nessuno dei casi.

Intanto, la comunità scolastica del liceo Virgilio di Milano e le famiglie dei ragazzi coinvolti attendono aggiornamenti quotidiani, aggrappandosi ai piccoli segnali di miglioramento come a punti di luce in una delle tragedie più gravi degli ultimi anni.